Cronaca

Cadavere ritrovato a Montalbano, condannato il trafficante di esseri umani

Durante il viaggio in condizioni disumane era morto un ragazzo di 26 anni, il camionista aveva abbandonato il corpo in un fossato

E' stato condannato a 9 anni di reclusione, 8 quelli chiesti dal pubblico ministero, Irfan Ali il 35enne pakistano accusato di gestire un traffico di esseri umani e di essere il responsabile della morte di Hussain Malik di 26 anni il cui cadavere n avanzato stato di decomposizione era stato rinvenuto in un fossato di Montalbano nel settembre del 2018. Secondo l'accusa il pakistano, sfruttando il suo lavoro di camionista addetto al trasporto di cavalli nei vari concorsi ippici che si svolgevano in Italia, nascondeva i clandestini negli anfratti del mezzo pesante per farli arrivare nel nostro Paese. Con Hussain, però, qualcosa era andato storto col 26enne che a causa del caldo e dello spazio angusto in cui era stato rinchiuso aveva iniziato a sentirsi male e nonostante le richiesta d'aiuto era deceduto all'interno del camion diretto a San Giovanni in Marignano.

Quando Ali si era accorto della situazione, per Hussain era oramai troppo tardi e il 35enne aveva scaricato il corpo nel fossato dove era stato individuato dopo diversi giorni nel corso di alcuni lavori di sfalcio delle erbacce. Un corpo praticamente irriconoscibile, a causa dello stato avanzato di decomposizione, che ha reso particolarmente duro il lavoro degli inquirenti dell'Arma. Il forte eco mediatico avvenuto dopo il ritrovamento aveva poi spinto due signori pakistani provenienti dalla Grecia a presentarsi presso i carabinieri sostenendo di essere rispettivamente il padre e il cugino della vittima, Hussain Maalik, raccontando che faceva l'allevatore di ovini nella regione greca dell'Attica. Il giovane 26enne, secondo il racconto dei parenti, avrebbe voluto entrare in Italia. Sempre secondo i parenti, la vittima era entrata in contatto con dei trafficanti di esseri umani che dietro il pagamento di 5mila euro avrebbero potuto organizzare il viaggio. I due malviventi, che operavano nel trasporto di cavalli da corsa, erano specializzati proprio nel nascondere gli stranieri sul van degli animali e fargli attraversare i confini. A raccontare la vicenda ai parenti era stato lo stesso Hussain raccontando loro che sarebbe partito il 25 agosto del 2018. Il prelievo del dna ha poi permesso di effettuare i riscontri del caso e, quindi, dare un nome ai poveri resti confermando la versione dei parenti del 26enne.

Le indagini dei carabinieri erano così proseguite sulla base del racconto dei parenti della vittima e, grazie al numero di cellulare di Hussain, si è potuto ricostruire la sua rete di telefonate. Allo stesso tempo, è stato accertato che nel centro ippico di San Giovanni in Marignano si era tenuto un concorso ippico dove vi avevano partecipato alcuni stallieri pakistani che erano entrati in contatto con la vittima. L'inchiesta ha poi fatto emergere che i contatti tra i trafficanti di esseri umani e gli aspiranti clandestini avvenivano attraverso i social network e, allo stesso tempo, durante il viaggio venivano nascosti nei camion per il trasporto dei cavalli tra le balle di paglia. Il viaggio di Hussain era stato tracciato dai carabinieri grazie ai segnali del cellulare che, alla fine, si sono interrotti a San Giovanni in Marignano. Allo stesso tempo, sono stati individuati altri stranieri clandestini che, come la vittima, erano arrivati in Romagna seguendo lo stesso percorso. Un viaggio di 3 o 4 giorni che, per chi si imbarcava coi trafficanti, veniva trascorso stipati in un angolo del camion tra i cavalli e le balle di fieno. Grazie al loro racconto è stato possibile rintracciare sia il van, che nel frattempo era a un concorso ippico ad Arezzo, che le cause del decesso di Hussain avvenuto per asfissia. Dagli accertamenti, inoltre, è emerso che la vittima bloccata nel camion aveva cercato disperatamente di contattare il guidatore quando ha iniziato a sentirsi male. Con un Whatsapp vocale aveva chiamato il guidatore del camion dicendo "Io sto morendo qua, non lo so. Fratello Ifran dove sei?".
 

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