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Cronaca

Callà (Fipe): “Bar e ristoranti sono ostaggi della burocrazia e del clima di fiducia ai minimi termini"

Il presidente della provincia di Rimini: "Chiediamo al governo di intervenire su controllo del green pass a campione anche per i pubblici esercizi, semplificazione delle norme, contrasto all’inflazione e al caro energia"

A denunciare la situazione in cui stanno vivendo i pubblici esercizi è Gaetano Callà, presidente di FIPE-Confcommercio della provincia di Rimini, che riassume il frangente con un "siamo al bivio: tirare giù la serranda oppure tirare su i prezzi. Un gioco al massacro in entrambi i casi”. Callà denuncia infatti come i locali pubblici "sono ostaggi della burocrazia e del clima di fiducia ai minimi termini" ed è per questo che a livello nazionale Fipe ha approvato un ordine del giorno per chiedere al governo "di intervenire su più fronti: controllo del green pass a campione anche per i pubblici esercizi, semplificazione delle norme, contrasto urgente all’inflazione e al caro energia". "A farne le spese - spiega Callà - ancora una volta, è in particolare il settore dei pubblici esercizi che più di molti altri è un comparto che si regge sul piacere di stare insieme, di trascorrere momenti spensierati davanti ad un caffè o a un buon pasto. Da anni ormai stiamo percorrendo una strada in salita e ancora, nonostante i vaccini, i green pass, le mascherine e la discesa di contagi e ospedalizzazioni il nostro percorso non accenna ad appianarsi. Il clima di fiducia tra le persone è ai minimi termini e così quello degli operatori, che non riescono a vedere la luce".

"Durante l’ultimo consiglio direttivo nazionale FIPE a cui ho partecipato come consigliere – aggiunge Callà – è venuta fuori con forza la richiesta di un intervento di razionalizzazione e semplificazione delle norme da parte del governo per restituire fiducia e ridare una prospettiva alle nostre città che, in molti casi, stanno vivendo un lockdown di fatto. Abbiamo approvato un ordine del giorno per chiedere al governo di intervenire su più fronti proprio con l’obiettivo primario di ricostruire un clima positivo, che possa accendere questa ripartenza che al momento leggiamo solo sui report statistici. Chiediamo prima di tutto di sollevarci dall’adempimento del controllo del Green Pass all’ingresso a tutti i nostri clienti, che continua a penalizzare in modo pesante le nostre attività. Si pensi a chi entra solo per un caffè: è più il tempo perso a controllare il Green Pass che quello che serve a fare, servire e bere un espresso. Chiediamo che anche per i pubblici esercizi venga introdotto un controllo a campione all’interno dei nostri locali".

"Ci sono troppe situazioni paradossali - conclude - come quella relativa ai turisti stranieri, che per entrare in Italia devono aver fatto un ciclo vaccinale riconosciuto, ma anche chi si è vaccinato con vaccini non riconosciuti (ad esempio lo Sputnik) può comunque venire in Italia ed entrare nei nostri locali presentando un tampone. Così ad esempio per i turisti russi varrà una sorta di green pass base mentre per gli italiani sarà valido il green pass rafforzato e per i cittadini dei Paesi UE il green pass europeo ma, se più vecchio di 6 mesi, serve pure un tampone per accedere a bar e ristoranti. E noi siamo in mezzo a questo labirinto, rischiando di scontentare le persone, di non lavorare e anche di avere pesanti sanzioni. Ci rendiamo conto? Dobbiamo avere il coraggio di venirne fuori, ma tutti insieme. Perché Sanremo è Sanremo, ma tenere due pesi e due misure non va bene. Oltre alla necessaria semplificazione normativa, è ancora più urgente un programma di nuovi ristori economici, così come una proroga dei debiti contratti durante questa pandemia e ancora misure urgenti e decisive per contrastare un’inflazione che sta andando alle stelle, prezzi delle materie prime e dell’energia con rincari a tripla cifra. Tutto questo sta compromettendo la ripartenza dei consumi. Occorre quindi intervenire subito per tenere sotto controllo i costi e per semplificare le regole, con l’obiettivo di far ripartire l’economia e il turismo. Al contrario saremmo davanti ad un bivio: tirare giù la serranda oppure tirare su i prezzi. Un gioco al massacro in entrambi i casi”.

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