Cambiare nome a Villa Mussolini, l'Anpi: "Dopo quasi un secolo sarebbe anche ora"

"Ho aderito con convinzione alla petizione presentata per cambiare nome a Villa Mussolini, a Riccione, ritornando a quello originale, Villa Margherita. Cambio di nome che è a mio avviso un atto dovuto"

"Ho aderito con convinzione alla petizione presentata per cambiare nome a Villa Mussolini, a Riccione, ritornando a quello originale, Villa Margherita. Cambio di nome che è a mio avviso un atto dovuto. Non mi è chiaro perché si debba ricordare un criminale responsabile di lutti e tragedie. E se devo dire che posso capire, umanamente, che la nipote di Mussolini difenda il nonno, anche se con argomenti di dubbio valore, tipo che la grandezza di Riccione sarebbe da ascrivere al predappiese, cosa non solo discutibile, ma che a fronte delle gesta criminali, anche se fosse vera sarebbe risibile, mi lasciano molto perplesso le dichiarazioni dell'onorevole Sergio Pizzolante, postate sulla sua pagina Facebook che sostiene il mantenimento del nome": è la presa Lodovico Zanetti presidente sezione Anpi Forlì

“La prima ragione è la più semplice - scrive Pizzolante - quella casa era la sua, si chiama così, è il suo nome vero, qualsiasi altro nome sarebbe falso. Seppellirebbe la storia e la verità nel falso. Dentro l’onda dell’ipocrisia di chi nasconde nomi, abbatte statue, deturpa immagini, offusca il passato, con giudizi grossolani, parziali, pregiudiziali, che non svelano la verità di allora, ma la confusione dell’oggi.” Lo cita Zanetti

Che replica: "Trovo stupefacente questa posizione, al netto che la Villa nasce con il nome Margherita. Perché, a questo punto sarebbe da condannare il cambiamento di nome di Stalingrad, diventata Volgograd, l'abbattimento delle statue di Saddam e di Gheddafi, e da ripristinare al più presto, davanti alla Lubjanka quella di Dzeržinskij fondatore della Ceka. A meno che questa indulgenza verso personaggi esecrabili non valga solo per i mostri di destra. O si tratti di un aspetto di quella italianità che Pasolini stigmatizzava nella sua poesia “Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai da uno dei milioni d'anime della nostra nazione un giudizio netto, interamente indignato…” E non mi è chiaro quali sarebbero i giudizi grossolani, parziali, pregiudiziali. Forse il parlamentare vuol dire che Mussolini ha fatto anche cose buone? Basterebbero le leggi razziali a condannarlo, le stragi compiute in Etiopia, anche con i gas, i massacri in Libia, Grecia, Jugoslavia, la repressione della democrazia in Italia, gli omicidi di Matteotti, Gobetti, Amendola, dei Rosselli, della morte in carcere di Gramsci. Pensiamo davvero che qualcosa possa attutire il peso delle colpe del fascismo? Magari una delle tante balle che si raccontano, dall'invenzione delle pensioni ai treni che arrivavano in orario?"

E a seguire Pizzolante aggiunge: “Cambiare nome, inoltre, a cento anni circa dall’avvento del fascismo, significa perdere nella nebbia del presente, l’occasione giusta (cento anni è il tempo giusto per la riflessione storica) per una riflessione seria, profonda e vera su un protagonista della nostra storia, su un evento che ci ha cambiato e che ha influito sulla vita degli italiani e di molti popoli nel mondo. Una riflessione capace di vedere meglio la storia, magari capire alcune similitudini, tragiche (non poche!) con il presente. Non parlo della dittatura, ma delle condizioni sociali, politiche, culturali che ci portarono nella dittatura. Una discussione che non si può fare portando i nomi e gli eventi nel buio.”

Replica Zanetti: "Invece cent'anni è, purtroppo, il momento giusto per cambiare quel nome. E dico purtroppo, perché stanno morendo coloro che hanno vissuto il fascismo sulla loro pelle e possono raccontare la storia vera, fatta di pestaggi, olio di ricino, repressione brutale per chi non si adeguava al regime, autoritario e corrotto. Di fronte a spinte revisioniste e negazioniste, la mancanza di queste testimonianze renderà più difficile una corretta lettura storica, specie in presenza di forze che per i loro fini hanno attaccato la Resistenza, per colpire la sinistra. Non è poi chiaro a quali condizioni che portarono al regime voglia alludere Pizzolante, su cui si dovrebbe approfondire. Il fascismo, che salì al potere per volontà del Re, non fu nient'altro che un docile strumento nelle mani di industriali e latifondisti che si opponevano alle giuste rivendicazioni di operai e contadini. E lo fece usando, appunto, strumentalmente la rabbia dei reduci della prima guerra mondiale, con una serie di false promesse. Credo ci sia assai poco da analizzare, e molto da condannare".

Ed infine: "Veramente un brutto post, quello di Pizzolante, che pare dimentichi la nostra Carta, che pur essendo una delle più democratiche arriva tra le disposizioni finali a vietare la ricostituzione del partito fascista. E mi chiedo se qualcuno in Germania o Austria difenderebbe l'idea di chiamare la casa di Braunau Villa Hitler. Per altro, andrei oltre il ritorno alla neutralità del nome, con villa Margherita. Ritengo si imponga di dedicare lo spazio a una vittima del carnefice Mussolini. Come fu fatto, a Forlì, ribattezzando l'ex GIL, su mia proposta, con il nome di Adriano Casadei, partigiano del battaglione Corbari, martire della Resistenza e valente sportivo. Il nome giusto, per Riccione, è quello della famiglia Matatia, scomodi vicini di casa del Duce, che dopo le leggi razziali, mal tollerava la prossimità con una famiglia ebraica, e che finiranno ad Auschwitz, senza fare ritorno. Una storia, tragica, raccontata da Roberto Matatia. Ecco, un contrappasso dovuto, e una potenziale destinazione d'uso, come centro culturale contro il fascismo e il razzismo", conclude Zanetti.

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