Camera Penale di Rimini: "Col braccialetto elettronico meno detenuti nelle carceri"

Le scorte di braccialetti in dotazione alla polizia giudiziaria sono limitate e insufficienti

In occasione della III edizione della “Giornata dei Braccialetti”, la Camera Penale di Rimini condivide e si associa alla denuncia dell'Unione delle Camere Penali Italiane circa l’illegale detenzione di tutti coloro che, pur avendo ottenuto gli arresti domiciliari, restano in carcere per la mancata disponibilità dei braccialetti elettronici e sollecita il Governo a porre rimedio a questo ingiustificato ritardo. Diciassette anni fa è entrato in vigore l'art. 275 bis cpp, che prevede una particolare modalità esecutiva degli arresti domiciliari, ossia gli arresti domiciliari “controllati” (l'autoreclusione è garantita dall'uso di una specie di cavigliera, che consente di monitorare in modo continuativo gli spostamenti di una persona, allertando prontamente le forze dell'ordine in caso di allontanamento del soggetto dal luogo di esecuzione degli arresti); a fine 2013, poi, il legislatore ha stabilito che la prescrizione degli strumenti elettronici di controllo debba rappresentare la regola (la custodia cautelare in carcere è uno strumento da utilizzare come extrema ratio); sempre a fine 2013, infine, ha preso vita il nuovo art. 58 quinquies Ordinamento Penitenziario, che conferma l’utilizzo del braccialetto elettronico come strumento di controllo, anche dopo la condanna dell'imputato, nell'ipotesi di concessione della detenzione domiciliare.

L'intento è quello di contrastare il sovraffollamento carcerario e ridurre i rilevanti costi pubblici della detenzione. Sennonché, nonostante la Magistratura stia facendo sempre più ricorso a questa misura, le scorte di braccialetti in dotazione alla polizia giudiziaria sono limitate e insufficienti. Duemila in tutto gli strumenti disponibili sul territorio nazionale, che portano alla creazione di una lista non regolamentata (in attesa di poter fruire dei dispositivi elettronici utilizzati da altri imputati) e, soprattutto, che portano a una sostanziale disapplicazione delle norme (gli imputati sono costretti a subire una detenzione carceraria che gli stessi giudici hanno riconosciuto sproporzionata ed inadeguata per la tutela della collettività), in contrasto con l’esigenza di superare e prevenire il sovraffollamento nelle carceri italiane. Anche dopo l’aggiudicazione del recente bando di gara per la produzione di braccialetti elettronici, indetto per migliorare la situazione, non si hanno notizie precise sulla quantità e qualità dei nuovi braccialetti e sui tempi di utilizzabilità. Mentre il sovraffollamento carcerario sta aumentando di giorno in giorno. Secondo i dati al 31 ottobre scorso a fronte di una capienza regolamentare di 50.544 unità, sono presenti nelle carceri italiane 57.994 detenuti, di cui 10.249 in attesa del giudizio di primo grado e quindi “presunti innocenti”.

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