Camorra, i Casalesi riciclavano denaro sporco a San Marino: 24 arresti

Un canale che consentiva al clan dei Casalesi di riciclare denaro sporco attaverso operazioni finanziarie con società di capitali di San Marino: a scoprirlo e smanterrarlo sono stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta

Un canale che consentiva al clan dei Casalesi di riciclare denaro sporco attaverso operazioni finanziarie con società di capitali di San Marino: a scoprirlo e smanterrarlo sono stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta che hanno arrestato, in un'operazione scattata all'alba di martedì, 24 presunti affiliati al clan. Nel corso del blitz sono stati sequestrati beni per due milioni di euro. L'operazione - denominata "Titano" - ha interessato Campania, Marche ed Emilia Romagna.

Le accuse per gli indagati sono di associazione a delinquere di tipo mafioso e riciclaggio, con l'aggravante del metodo mafioso. I provvedimenti sono state emessi al termine di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Durante le indagini, oltre al canale per il riciclaggio di denaro sporco a San Marino, i militari hanno ricostruito le manovre del clan per la creazione di una struttura satellite operativa nelle Marche e in Emilia Romagna per la gestione degli affari illeciti nelle due regioni.

Fra i beni sequestrati vi è anche una Ferrari modello Scaglietti, una coupé prodotta dalla casa di Maranello dal 2004 al 2011. Per la prima volta iCarmine Schiavone, figlio del boss Francesco Sandokan, è stato raggiunto in carcere da ordinanza di arresto per associazione mafiosa. Gli uomini che curavano per conto dei Casalesi l’operazione di reinvestimento, in Emilia Romagna e nelle Marche, sarebbero stati Francesco Vallefuoco e Francesco Agostinelli, finiti in manette.

Secondo quanto accertato dall'inchiesta coordinata dai pm di Napoli Cesare Sirignano, Giovanni Conzo, Antonello Ardituro, coordinati dall’aggiunto Federico Cafiero De Raho, Vallefuoco e Agostinelli mettevano a disposizione la conoscenza del territorio, impegnati in attività legali, ma anche nelle estorsioni a imprenditori del posto e nello spaccio di stupefacent provenienti dall’Albania.

In particolare, Vallefuoco si occupava anche i curare i rapporti con i Mariniello di Acerra e degli investimenti nelle Marche e a San Marino. Agostinelli era l’uomo degli Schiavone. Per sfuggire ai sequestri i clan facevano riferimento ad una rete di prestanome, ai quali venivano intestate fittiziamente le aziende. Si ritrovavano in un bar di Riccione, il cui gestore è finito in carcere.

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