Caso Carim, la Procura: "Non abbiamo scardinato il 'sistema' Rimini"

Il procuratore capo, Paolo Giovagnoli: "La crisi ha fatto venir meno le risorse e minori risorse hanno fatto emergere i problemi: senza problemi forse i reati non sarebbero venuti alla luce"

All'indomani della bufera giudiziaria sulla Cassa di Risparmio di Rimini, con la Guardia di Finanza che ha notificato a 26 persone l’avviso di conclusione delle indagini preliminari dove, per l'ex governance dell'istituto di credito si ipotizzano i reati di associazione a delinquere finalizzata al falso in bilancio, false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori e indebita restituzione dei conferimenti, è il procuratore capo della Repubblica di Rimini a fare un bilancio della situazione. Secondo Paolo Giovagnoli, infatti, "la crisi ha fatto venir meno le risorse e minori risorse hanno fatto emergere i problemi: senza problemi forse i reati non sarebbero venuti alla luce. Non abbiamo scardinato il 'sistema' Rimini, noi ci occupiamo dei reati che vengono commessi". Ha aggiunto Giovagnoli riferendosi, anche, alla seconda bufera giudiziaria, quella del crac di Aeradria, che ha colpito la città appena la scorsa settimana. Intanto, il Gip del tribunale di Rimini ha rigettato l'istanza di sequestro preventivo di beni agli indagati per circa 10 milioni di euro pari alla perdita patrimoniale dell'istituto, in quanto, secondo il giudice la condotta illecita non avrebbe prodotto un profitto diretto ma un danno per la banca.

Sempre nella giornata di venerdì, un comunicato stampa della Cassa di Risparmio di Rimini specifica che "Banca Carim ha appreso dalla stampa le notizie su avvisi di conclusione di indagini preliminari condotte dalla Procura della Repubblica di Rimini sugli ex esponenti aziendali e sui Commissari Straordinari. La Banca, nel rimarcare che nessuno degli esponenti in carica è stato interessato da analoghi provvedimenti, si riserva ogni necessaria valutazione in merito, a tutela del patrimonio e della propria reputazione, sottolineando non solo la estraneità di tutti gli attuali organi di amministrazione e controllo agli addebiti formulati, ma soprattutto l’assoluta correttezza della gestione post-commissariale".

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