Caso Pantani, la perizia della Procura smonta le ipotesi della famiglia

Confutata dal perito la ricostruzione fatta dal professor Francesco Maria Avato, che ipotizza scenari diversi dalla morte per overdose accidentale di cocaina

Non ci sarebbero scenari diversi dalla morte per overdose accidentale di cocaina, a questo arriva il professor Franco Tagliaro nella sua relazione, presentata lunedì in Procura, sul decesso di Marco Pantani. La consulenza, di 62 pagine, era stata disposta dal procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, in seguito all'esposto presentato a luglio dalla famiglia del Pirata che avanzava numerosi dubbi sulla prima inchiesta. Secondo il consulente della Procura, le lesioni sul cadavere di Marco Pantani sono compatibili con ferite autoinflitte, tipiche di un delirio per cocaina o crisi epilettiche e, in sostanza, viene ratificato quanto già dichiarato 10 anni fa dal medico legale Giuseppe Fortuni che esguì l'autopsia sul corpo di Pantani non trovando, tra le altre cose, segni di difesa sul cadavere.

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Viene quindi smontata la consulenza del professor Francesco Maria Avato, nominato dalla famiglia Pantani, sulla quale si era basato l'apertura di una nuova indagine su quanto era avvenuto nella stanza del residence "Le Rose" di Rimini. Nell'esposto, indatti, si avanzava l'ipotesi che il Pirata fosse stato obbligato ad assumere la cocaina e che, nell'appartamento, ci fossero terze persone. Tagliaro, inoltre, evidenzia come la quantità di droga assunta dal ciclista fosse sì elevata ma non necessariamente letale. Per il consulente della Procura esistono in letteratura casi di persone sopravvissute ad altissime dosi, se già assuefatte alla sostanza, come nel caso di Pantani che era abituato a consumarne in grande quantità.

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