Caso Shalabayeva: al via il processo davanti al Gup di Perugia

Subito rinviata l'udienza che vede imputati 4 funzionari della polizia di Stato tra cui il Questore di Rimini Maurizio Improta

E' iniziato il 12 settembre al Tribunale di Perugia l’udienza preliminare avrebbe dovuto formalmente aprire il processo penale contro sette indagati per il presunto rapimento di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, che nel maggio 2013 venne sottposta a una violenta espulsione dal territorio italiano in compagnia di sua figlia Alua, di 6 anni. L'udienza, tuttavia, è stata subito rinviata al 24 novembre per una questione tecnica: un difetto di notifica. Quattro anni fa, quello che subito apparve come un clamoroso “rapimento di Stato” aprì un delicatissimo caso politico e diplomatico: fu subito evidente infatti che l’espulsione di Shalabayeva, poi annullata dalla Cassazione perché “viziata da illegittimità”, fosse stata dettata all’Italia dal dittatore del Kazakistan Nursultan Nazarbaev, e si sospettò che attraverso l’ambasciata a Roma avesse esercitato pressioni indebite sui vertici del nostro Ministero dell’Interno, allora retto da Angelino Alfano.

Il caso Shalabayeva

I reati contestati sono sequestro di persona, falso in atto pubblico, omissioni e abuso d’ufficio. La Procura di Perugia ha chiuso le indagini lo scorso novembre, coinvolgendo 11 persone, e tre mesi dopo ha chiesto il rinvio a giudizio per sette di loro. Gli indagati principali sono tre alti funzionari di polizia: l’ex capo della squadra mobile di Roma Renato Cortese (oggi questore a Palermo), l’ex capo dell’Ufficio immigrazione Maurizio Improta (oggi questore di Rimini) e Francesco Stampacchia, ex commissario capo della squadra mobile di Roma. È indagato anche l’ex giudice di pace romana Stefania Lavore, che stabilì l’insussistenza dello stato di rifugiata per Shalabayeva. Le viene contestato di non aver accettato la richiesta di asilo politico della donna. È a causa sua se il processo si svolge a Perugia, in quanto quel tribunale è competente per tutti i procedimenti penali che riguardano magistrati romani. Sono stati indagati anche quattro funzionari dell’ambasciata kazaka in Italia, tra cui l’ex ambasciatore Andrian Yelemessov, ma il loro status diplomatico esclude la possibilità di un processo. 

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