Cronaca

Categorie economiche in fermento e pronte a scendere in piazza

"C'è chi dice no", in Piazza Tre Martiri la manifestazione nazionale alla quale parteciperanno oltre venti sigle dei vari settori d’impresa

Con il motto “C’è chi dice no“ sabato mattina oltre 20 categorie rappresentative di altrettanti settori scenderanno in piazza per far sentire la loro voce. Ad promuovere l'appuntamento, in calendario per le 10.30, è il Mio con il presidente regionale Lucio Paesani che spiaga come “Finalmente siamo riusciti a unire i vari mondi che hanno tutti quanti il minimo comune denominatore l’essere stremati economicamente e moralmente dalla assurda situazione discriminatoria che i vari DPCM hanno messo in atto, finalmente il noi ha prevalso sull'io, finalmente abbiamo compreso l’importanza di unire alla concretezza dell’imprenditore, l’amore di un genitore, la purezza di un artista, la saggezza di un contadino, e la verità di un ambulante“.

Sabato in Piazza Tre Martiri saliranno sul palco i rappresentanti di ristoratori, alberghi, baristi, agenzie di viaggio, grossisti, piscine, tassisti, ambulanti, commercianti, centri estetici, parrucchieri, discoteche, autotrasportatori, noleggi, agenzie di sicurezza, palestre, organizzatori di eventi, agenti di commerci, rappresentanti, genitori. “Ci stanno vietando il diritto costituzionale al lavoro - aggiunge Paesani - ci stanno negando il diritto costituzionale a ricevere solidarietà ed il diritto allo studio ci stanno discriminando a fini di propaganda mettendoci nelle schiere degli untori, non ci vengono date risposta concrete alle proposte alternative che nell’ultimo anno abbiamo cercato di avanzare, abbiamo tenuto a bada per 14 mesi le fughe in avanti e gli eccessi nonostante la disperazione di molti colleghi che si sa, porta di suo, molto spesso reazioni smodate ed invece da parte nostra ha prevalso la dignità e la compostezza ma adesso come si suol dire basta è arrivato il momento di unire le forze e far sentire la voce ferma, lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo alla società civile, lo dobbiamo a noi stessi e dobbiamo usare  la piazza, simbolo dell’umanesimo, della rinascita e del confronto tra esseri umani e pensanti“.

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