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Cattolica, infiltrazioni mafiose. Il sindaco Cattolica: "Fenomeni sospetti, vigileremo"

Aprendo la serata di giovedì, condotta dal presidente di Cubia Paolo Saracino, il sindaco Cecchini non ha nascosto la consapevolezza, da parte dell'Amminsitrazione Comunale, che anche nel territorio romagnolo e della provincia di Rimini, c'è un rischio concreto e immediato di infiltrazioni malavitose

Il Comune di Cattolica ha aderito ai protocolli contro la criminalità organizzata promossi dalla Prefettura di Rimini, e sta già effettuando un'attività di intelligence rivolta ad individuare il prima possibile le "zone grigie" in cui il malaffare può annidarsi, anche nella nostra città. Lo ha detto il sindaco Piero Cecchini, intervenendo, giovedì sera, all'iniziativa dell'Associazione Cubia "Semi di Legalità". La serata faceva parte di una "due giorni" sui temi della legalità organizzata da Cubia: alla Biblioteca Comunale, di fronte ad una cinquantina di persone, la professoressa Rosaria Cascio, presidente dell'associazione "Padre Pino Puglisi – Sì, ma verso dove?", nel presentare il libro "Beato tra i mafiosi", ha ricordato la figura e l'opera del parroco del quaertiere palermitano di Brancaccio ucciso dalla mafia (come confessato dal suo killer) il 15 settembre 1993 (nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno). Insieme a lei hanno portato una testimonianza Gaia Trunfio, una giovane trasferitasi a Cattolica da Napoli dove operava nell'ambito delle politiche giovanili e contro la camorra, e Michael Binotti, responsabile per il territorio riminese della "Rete Libera" di cui anche Cubia fa parte. L'iniziativa prosegue con un incontro, stamane, di Rosaria Cascio con gli studenti dell'Isiss di Morciano di Romagna, quindi stasera con il concerto di Pippo Pollina al Teatro della Regina di Cattolica.

Aprendo la serata di giovedì, condotta dal presidente di Cubia Paolo Saracino, il sindaco Cecchini non ha nascosto la consapevolezza, da parte dell'Amminsitrazione Comunale, che anche nel territorio romagnolo e della provincia di Rimini, c'è un rischio concreto e immediato di infiltrazioni malavitose. "Un rischio che non vogliamo certo sottovalutare – ha assicurato il primo cittadino – anzi, rispetto al quale vogliamo porci come punto di riferimento per tutti quei cittadini che notano situazioni strane sul nostro territorio. Non chiediamo certamente loro di esporsi in prima persona, di assumersi dei rischi: al contrario il Comune si mette a disposizione come terminale per le loro segnalazioni. Il mio telefono è sempre aperto: se notate qualcosa di sospetto segnalatemelo, noi ovviamente provvederemo a verificare la situazione e a raccordarci con gli organi preposti. Vogliamo essere gli 'occhi' e gli 'orecchi' della città rispetto a questi fenomeni. Non ento nei dettagli – ha concluso il sindaco – per ovvi motivi, ma stiamo già operando in questo senso. E chiunque deve sapere che qui da noi non troverà Istituzioni assenti, ma sempre pronte a controbattere i fenomeni malavitosi con gli strumenti a nostra disposizione".

La professoressa Cascio, che fu allieva, poi collaboratrice di Padre Puglisi, intervistata dal direttore responsabile della rivista “Cubia”, Francesco Pagnini, ha a sua volta rimarcato come "la criminalità organizzata è già nei vostri territori. Semplicemente perchè qui ci si sono soldi. E' come se voi foste una pezzo formaggio, e ci sono tanti topolini pronti a rosicchiarlo. Specialmente in questo momento di crisi è assai facile che imprenditori in difficoltà si rivolgano alla criminalità organizzata per avere quei finanziamenti che le banche non erogano più, anche se con tassi d'interesse da strozzinaggio. Per di più la mafia, una volta entrata negli 'affari', non ne esce più, e piano piano dissangua l'azienda ed estromette il proprietario venendone in possesso".

"La mafia – ha spiegato ancora la presidente dell'associazione "Padre Pino Puglisi – Sì, ma verso dove?" - opera a livello economico, culturale, sociale e politico. In questo territorio di sicuro sta già operando a livello economico, sta a voi evitare che si insedi anche nelle strutture politico – sociali, e che imponga i suoi modelli culturali. Fate attenzione perchè i suoi metodi sono subdoli, e sebbene voi abbiate una cultura della legalità spiccata, non dovete sottovalutare la capacità della mafia di infiltrarsi anche in corpi sociali sani. Sono comunque felice che qui, a differenza di altri territori in cui ho svolto conferenze, vi sia una classe politica che non nasconde il problema ma lo riconosce e lo affronta. Ed è molto importante che, come nello slogan di Padre Pino 'se ognuno fa qualcosa', ognuno di noi e di voi faccia la sua piccola parte, nel quotidiano, se chiamato, per contrastare questa situazione. Possiamo farlo come insegnanti, ma prima ancora come genitori e come cittadini attivi e consapevoli".

La parte principale dell'intervento della professoressa Cascio è stata naturalmente centrata sulla figura di Padre Puglisi e sulla sua opera a Brancaccio, dove, non ostentando i "panni" del prete antimafia ma impersonando coerentemente il suo ruolo di pastore della comunità, si occupava delle persone, a partire dai giovanissimi, per distoglierle dalla sfera d'influenza della mafia. Un metodo, il suo, che partiva dalla preparazione personale, anche in campo sociologico e psicologico, e si concretizzava con la preenza sul territorio, anche e soprattutto laddove mancava la presenza delle Istituzioni, e anche con l'aiuto di assistenti sociali che aveva appositamente fatto arrivare a Brancaccio. Un metodo, infine, suffragato dall'esempio che egli stesso rappresentava per gli altri: povero tra i poveri, e sempre pronto a schierarsi contro il malaffare. Fino alle estreme conseguenze, tanto da portare poi la Chiesa a beatificarlo.

Michael Binotti ha a sua volta testimoniato come i giovani della "Rete Libera" si impegnino, sulla linea di don Ciotti, per instillare una mentalità di consapevolezza contro ogni forma di ingiustizia: "E' da lì che può proliferare la malavita. Non dimentichiamo che purtroppo anche il territorio di Rimini vive fenomeni di illegalità diffusa come ad esempio l'evasione fiscale ed il lavoro nero, che vanno fortemente contrastati". Appassionata e toccante la testimonianza finale di Gaia Trunfio: "Io sono fiera di essere napoletana – ha detto – ma non sono fiera di tante cose che accadono a Napoli. Là avevo la camorra 'sotto casa', il sacerdote che ha celebrato le mie nozze lo ha fatto sotto scorta, perchè essendosi opposto alla criminalità organizzata aveva ricevuto minacce, ma purtroppo anche a Cattolica mi sono ritrovata a vivere, cosa che non avrei mai pensato, a due passi dalla malavita, cioè a due passi da una villetta che è stata sequestrata alla criminalità organizzata. Per questo esorto tutti a tenere la guardia alta per poter, anche in futuro, essere fieri di essere cattolichini".

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