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Catturato un componente della banda del buco, con mitra e pistole assaltarono una banca

I malviventi, dopo aver forato la parete esterna, sequestrarono i dipendenti della filiale riuscendo a portare via 61mila euro

I carabinieri della Compagnia di Ricicone, dopo una serie di delicate indagini, hanno chiuso il cerchio riuscendo ad individuare e ad arrestare uno dei componenti della banda del buco che nel settembre del 2019 armata di pistole e mitra riuscì a mettere a segno un colpo da 61mila euro. A finire dietro le sbarre è stato un 47enne di origini milanesi, residente nel modenese, già agli arresti domiciliari per reati analoghi. Il rocambolesco colpo era avvenuto il 16 settembre la filiale della banca Crèdit Agricol di Cerasolo Ausa ed era stato meticolosamente pianificato da un gruppo di tre persone, tra cui anche il 47enne, che nei giorni precedenti aveva praticato un foro nel muro perimetrale dell'edificio che dava negli uffici dell'istituto di credito. Nella notte tra il 15 e il 16 i malviventi avevano completato la loro opera per poi mettersi in attesa dell'arrivo dei dipendenti che avrebbero dovuto aprire la cassaforte. Man mano che gli impiegati arrivavano, questi venivano immobilizzati dal ladri e sotto la minaccia delle armi legati con delle fascette di plastica. Quando era arrivato anche il direttore, questi era stato costretto ad aprire la cassaforte prima di essere a sua volta legato e rinchiuso in una stanza con gli altri tre dipendenti.

banda del buco credit agricole cerasolo-2

Il commando aveva aspettato che la serratura a tempo facesse scattare il meccanismo di apertura e, in tutta calma, avevano svuotato la cassaforte per poi fuggire sempre dal buco. Solo parecchi minuti dopo, quando erano riusciti a liberarsi, i dipendenti avevano dato l'allarme facendo accorrere i carabinieri della Compagnia di Riccione che avevano iniziato a raccogliere gli elementi per l'idagine. Secondo quanto emerso, ad incastrare il 47enne sono state le tracce di Dna rinvenute dagli inquirenti dell'Arma sul collo di una bottiglietta d'acqua ritrovata nell'anfratto dove i banditi si erano appostati in attesa dell'arrivo dei dipendenti e utilizzata dal rapinatore. Le indagini si sono quindi concentrate sul milanese attraverso un minuzioso lavoro di analisi dei tabulati di traffico telefonico e dei video degli impianti di videosorveglianza. Immagini, quest’ultime, dalle quali è stato possibili per gli investigatori riscontrare la compatibilità della corporatura del sospettato con il soggetto travisato, immortalato dalle telecamere, definitivamente incastrato dalla prova del Dna. Per il 47enne, già ai domiciliari, sono scattate le manette ai polsi ed è stato trasferito dalla sua abitazione di Savignano sul Panaro al carcere di Modena mentre sono ancora in corso le indagini per individuare i due complici.
 

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