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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Cronaca

L'università non dimentica la ricercatrice che voleva sconfiggere il cancro, al via una raccolta fondi

Un fondo che permetta agli studenti di continuare il lavoro di Chiara. E’ questa la volontà dell’Università del Surrey e della famiglia della 28enne riminese scomparsa all'improvviso lo scorso gennaio

Un fondo che permetta a giovani studenti o studentesse di continuare il lavoro di Chiara De Lucia. E’ questa la volontà dell’Università del Surrey e della famiglia della 28enne riminese la quale, prima di morire, stava portando avanti un’importante ricerca scientifica per la cura del cancro basata sull’uso di particolari raggi protonici, la “Flash Proton Teraphy”. Né la famiglia né il prestigioso Istituto inglese vogliono che i risultati ottenuti da Chiara vadano persi.

La Flash Proton è una terapia che ha la doppia ambizione di trovare una cura efficace contro il cancro e nello stesso tempo di risultare meno invasiva per il paziente, unendo i progressi della terapia protonica con i benefici di radiazioni rilasciate ad altissima velocità (Flash).

Questa era una ricerca che appassionava molto Chiara e nella quale lei credeva molto. Da scienziata, era riuscita a portarla avanti nonostante il Covid e presto avrebbe consegnato la tesi finale. Il 29 aprile l’Università del Surrey le ha assegnato il titolo di PhD, purtroppo postumo, perché Chiara è morta l’11 gennaio del 2022 a causa di un’improvvisa fibrillazione ventricolare, evento che ha messo fine alla sua vita e interrotto la sua importante ricerca.

“Su nostra richiesta abbiamo organizzato con l’Università del Surrey una raccolta fondi per finanziare una borsa di studio perché un altro ragazzo o ragazza possa avere la possibilità di continuare la ricerca iniziata – raccontano Daniela Padoan e Giuseppe De Lucia, mamma e papà di Chiara - Anche una piccola cifra donata insieme ad altri, può far raggiungere un grande obiettivo per la ricerca, e contribuire a migliorare la vita di tante persone malate di tumore”.

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