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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Cronaca Novafeltria

Chiesta la pena di morte per il brigante Martignon ma la giuria popolare punta sull'amnistia

Colpo di scena al processo alla storia per Manzi Martino, prevale la tesi della difesa assunta dall’avv. Piero Venturi che evidenziato la durezza della vita di miniera e posto l’accento sugli ideali di riscatto sociale e di ribellione ai soprusi dello Stato monarchico

Grande partecipazione domenica 11 settembre al processo alla storia per Manzi Martino detto Martignon tenutosi a Sant’Agata Feltria. Il teatro Mariani e la sottostante Sala delle scuderie erano gremiti di gente che per oltre tre ore ha seguito attentamente il rito giudiziario simulato con il quale si sono rivissute le vicende del famoso bandito ed in particolare la strage dei carabinieri di san Donato nel 1872. Preceduta dalla Ballata di Martignone eseguita da Domenico Bartoli e Andrea Santarelli, si è insediata la Corte d’Assise di Sant’Agata Feltria presieduta dall’avv. Lorenzo Valenti con Avv. Gianguido Maggioli giudice a latere e Teresa Giotti quale cancelliere ed il pubblico presente quale giuria popolare. Nel corso dell’istruttoria il Procuratore del Re, impersonato dal sostituto Procuratore delle Repubblica di Rimini dott. Davide Ercolani, attraverso le testimonianze del Delegato di Pubblica Sicurezza (Davide Cangini), il direttore della miniera (Carlo Evangelisti) l’ex sindaco (Franco Vicini) e Lucia Cantori (Francesca Viola Mazzoni) si sono ricostruite nel dettaglio le ultime vicende dell’imputato.  Spettacolare l’ingresso in aula del redivivo Martignon (Marco Giulio Magnani) immediatamente arrestato di Carabinieri presenti in aula in divisa storica e portato alla sbarra.

L'arresto di Manzi-2

Nella sua requisitoria il Procuratore del Re ha magistralmente ricostruito i fatti con dovizia di particolari, sottolineando l’efferatezza delle uccisioni dei tre carabinieri ed il carattere estremamente violento dell’ambiente minerario. La difesa assunta dall’avv. Piero Venturi, evidenziando la durezza della vita di miniera, ha posto l’accento sugli ideali di riscatto sociale e di ribellione ai soprusi dello Stato monarchico liberale da poco insediato che animavano la comunità dei minatori ed in particolare Martignon che ne diventò poi il capro espiatorio. Alla fine entrambe le parti hanno riconosciuto la colpevolezza dell’imputato in ordine al reato di pluriomicidio a lui ascritto. L’accusa ne ha chiesto cosi la pena di morte tramutata in carcere a vita. La difesa, in considerazione delle attenuanti di carattere morale sociale e storico, ne ha richiesto l’amnistia e la riabilitazione storica.  Nel voto del pubblico ha prevalso quest’ultima tesi con una votazione conclusasi con 99 voti contro 80. Il Parco dello zolfo di Romagna e Marche che ha finanziato e patrocinato l’iniziativa, attraverso il suo presidente Carlo Evangelisti, si è dichiarato estremamente soddisfatto di questo evento che ha messo in luce le radici del mondo delle miniere oggi scomparso.

I protagonisti del processo-2

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