Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca Marina Centro / Largo Ruggero Boscovich

Chili di 'neve' sul Coconuts, il locale di Rimini chiuso per un mese dalla polizia

Agli arresti 23 persone, tra cui uno dei titolari, per un vasto spaccio di droga. Luci spente per la Molo Street Parade e la Notte Rosa

Un giro di cocaina che, in una sola notte, poteva portare i pusher a vendere 1,5 chili di 'neve', 18 custodie cautelari in carcere, 8 arresti domiciliari, 2 divieti di dimora nel comune di Rimini ed 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Questo il bilancio dell'operazione 'Titano' che, all'alba di martedì, ha visto il personale della squadra Mobile di Rimini mettere la parola fine a un vasto giro di sostanze stupefacenti che aveva la sua base di vendita all'interno del Coconuts, la celebre discoteca sul porto di proprietà della famiglia Paesani. A finire in manette anche Fabio Paesani, 37enne, con le accuse di spaccio e favoreggiamento mentre un altro fratello è indagato per gli stessi reati.

L'indagine della Mobile era partita nel luglio del 2013 e, per un anno, ha permesso di documentare quanto avveniva all'interno della discoteca. Secondo quanto emerso, a far partire l'inchiesta sono state le dichiarazioni di uno degli attuali indagati il quale era vittima di un'estorsione per una partita di cocaina non pagata. Dalle intercettazioni è così emerso un mondo parallelo al divertimento e che, nella 'neve', aveva il proprio epicentro. Tre i gruppi criminali che, sostanzialmente, mandavano avanti un giro di affari da decine di migliaia di euro: il primo era composto da riminesi, il secondo da albanesi e sudamericani quasi tutti residenti nella Repubblica di San Marino e, il terzo, da stranieri residenti tra le Marche, la Romagna e la Lombardia.

Punto in comune di tutto il gruppo era un albanese 35enne residente a Milano, Enkeljed Murashi, il quale grazie ai suoi contatti in Olanda era in grado di approviggionare di cocaina il mondo della notte che ruotava intorno al Coconuts. Lo stupefacente, una volta approdato nel milanese, veniva smistato tra i tre gruppi che, a loro volta, si occupavano dello spaccio al minuto all'interno del locale riminese. Secondo quanto emerso dall'indagine, in una sola notte all'interno del Coconuts veniva venduto 1,5 chili di cocaina per un valore di oltre 150mila euro. Nonostante i rapporti di collaborazione che si erano instaurati tra i vari gruppi, nel corso del tempo non erano mancati alcuni screzi sorti per dei problemi nel pagamento della 'neve'. Era in questi casi che interveniva il 'braccio armato' del gruppo, composto da albanesi, che non esitava a presentarsi a casa del debitore armato.

In una occasione, il gruppo si era ritrovato ad avere 23mila euro falsi e, in accordo tra loro, avevano proposto al Murashi di pagare la cocaina con quei soldi il cui valore era valutato in 6mila euro. Consumatori e spacciatori anche tra il personale del locale che utilizzava lo spogliatoio come deposito per la cocaina mentre, il gruppo di stranieri residente a San Marino, varcava il confine con il favore della notte e con le tasche piene di 'neve' per poi intrattenersi tutta la notte al Coconuts a smerciare la droga fino all'ultimo grammo.

Nell'ultima fase dell'indagine, è intervenuta anche la sezione Amministrativa della polizia di Stato in seguito ai gravi episodi di cronaca nera che avevano visto il locale teatro di risse e accoltellamenti oltre a tutta una serie di irregolarità per quanto riguarda il personale della sicurezza. Per motivi di pubblica sicurezza, nell'ambito dell'operazione 'Titano', perchè ritenuto "luogo di spaccio" e perchè vi si sono verificate 32 risse, con feriti, negli ultimi due anni, ultima delle quali  l’accoltellamento, il 17 maggio scorso, di due ragazzi, di cui uno minorenne, ha portato il Questore di Rimini ad emettere l'ordine di sospensione dell'attività per 30 giorni in base all'articolo 100 del Tulps. Luci spente per il Coconuts, quindi, anche in occasione della Molo Street Parade e della Notte Rosa.

"Bisogna specificare che l'unico amministratore della società del Coconuts è Lucio Paesani - ha spiegato l'avvocato Paolo Righi che difende Fabio Paesani - e non Fabio, al quale vengono contestati vecchi fatti del 2013 di acquisto di stupefacente. Cosa che non c'entra con la gestione del locale". Per il difensore anche la chiusura amministrativa del locale per 30 giorni, con decreto del Questore, "nel quale l'unico fatto di spaccio in 9 anni è registrato nel parcheggio pubblico fuori del locale, è un provvedimento eccessivo". Per quanto riguarda le risse, poi, l'avvocato spiega che "sono stati episodi denunciati dalla gestione del Coconuts, ma se poi diventano autodenunce che producono la sospensione della licenza diventa difficile gestire un locale simile". Secondo il legale, inoltre, la cosa potrebbe causare non poco imbarazzo perchè la sospensione amministrativa vieta anche l'utilizzo del marchio per 30 giorni: "come la mettiamo con le sponsorizzazione col logo Coconuts fatte da Rimini nelle campagne nazionali per Notte Rosa e Molo Street Parade?".

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Ad essere colpiti dall'ordinanza di custodia cautelare sono stati Ramadam Salia, 38enne albanese, Alexander Zotai, 45enne albanese; Naim Doda, 37enne albanese; Fabio Paesani, 38enne, nella cui abitazione perquisita all'alba dalla polizia sono state trovate munizioni, una modesta quantità di marijuana, dei manganelli telescopici e degli spray urticanti vietati la cui potenza e pari ai gas lacrimogeni delle forze dell'ordine. Reati per i quali è stato denunciato a piede libero. Alberto Menghi, 27enne sammarinese; Tauland Cusci, 44enne albanese; Lorenc Lila, 38enne albanese; F.N., 22enne riminese sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; E.C., 30enne albanese sottoposto al divieto di dimora; Eder Shpati, 29enne albanese; Enkeljed Murashi 35enne albanese; Emanuele Scarpato, 41enne palermitano; Ilir Deda, 41enne albanese; Roberto Cesca, 54enne di Loreto; J.V., 37enne sudamericano residente a Ravenna e sottoposto al divieto di dimora. Tutti indagati, a vario titolo, di spaccio di droga, spendita di banconote false, estorsione e porto abusivo di armi.

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