Giro d'Italia, un ciclista positivo all'antidoping: i controlli dei carabinieri

La Procura di Rimini il 22 ottobre ha dato esecuzione al decreto di perquisizione emesso nei confronti di un atleta

La 103esima edizione del Giro d'Italia 2020, appena conclusasi, ha visto intensificarsi l'attività delle Istituzioni impegnate nel contrasto al doping, a tutela sia della regolarità delle competizioni sportive, sia della salute degli atleti. Nado Italia e il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, reparto specializzato dell'Arma dei Carabinieri al quale sono tra l'altro devolute, in virtù delle vigenti disposizioni, precipue competenze nell'attività di vigilanza e controllo in materia di doping, avvalendosi della consolidata, pluriennale e reciproca collaborazione già in atto nel delicato settore relativamente alle competizioni nazionali, hanno infatti avviato una proficua e diretta interlocuzione con la Cycling Anti-Doping Foundation (Cadf) e la Union Cycliste Internationale (Uci), sotto la cui egida viene svolto il Giro d'Italia. E' quanto si legge in una nota dei Nas. La collaborazione, volta a orientare un'efficace esecuzione dei controlli antidoping durante l'importante competizione sportiva, ha visto operare le Istituzioni italiane e internazionali in stretta sinergia nel rispetto dei reciproci ambiti di competenza, rivelandosi oltremodo proficua e sostanziandosi nell'effettuazione, da parte del CADF, di 157 controlli urinari e 399 controlli ematici eseguiti durante l'intero Giro, che includono quelli eseguiti su richiesta di Nado Italia e del Nas.

In tale contesto, si inserisce l'operazione condotta dai militari del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, che, su disposizione della Procura della Repubblica di Rimini, nella serata del 22 ottobre hanno dato esecuzione al decreto di perquisizione emesso nei confronti del ciclista Matteo Spreafico, il quale, sottoposto a controllo antidoping nella mattina del 15 ottobre 2020 e il 16 ottobre al termine della tappa, è risultato positivo alla 'ostarina', sostanza anabolizzante proibita dalla World Anti-Doping Agency (Wada). Proprio il tempestivo scambio informativo instauratosi in forza della collaborazione sopra citata, ha consentito ai militari del Nas di intervenire a margine della tappa del 22 ottobre, in collaborazione con i colleghi dell'Arma territoriale, pressoché contestualmente alla notifica dell'esito della positività al controllo e del conseguente provvedimento di sospensione emesso dall'Uci, permettendo di sequestrare un flacone già iniziato di tale farmaco ed assicurare le necessarie fonti di prova per le ulteriori determinazioni della Procura di Rimini. Alla positività al test antidoping, infatti, oltre alla sospensione in via precauzionale disposta all'Uci, consegue anche la contestazione del reato ex art. 586 bis del codice penale (utilizzo di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti). 

(Agenzia Dire)

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