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Maglia nera per i reati, il prefetto scrive al Sole 24 Ore per contestare i dati

Palomba obietta sulla modalità di presentazione dei dati, nei quali i reati sono conteggiati ogni 100mila abitanti: "E' corretto - si chiede il prefetto - riferirsi ai soli residenti?"

Sicuramente un brutto colpo per Rimini, vedersi piazzata seconda nella classifica del "Sole 24 Ore", preceduta solo da Milano per i reati denunciati. Dai dati del Ministero dell'Interno riferiti al 2012, è risultato un aumento dei reati del 6,45% rispetto al 2011. La città rivierasca è al quarto posto per furti con destrezza (+14%); quinta per gli scippi (-8%) e nona per le rapine (+13%). Il prefetto Claudio Palomba ha scritto dunque al quotidiano economico-finanziario, che ha pubblicato il suo intervento.

Nonostante definisca la classifica  “un utile strumento di lettura per meglio comprendere l’evoluzione di alcuni fenomeni di natura delinquenziale sul territorio”, Palomba obietta sulla modalità di presentazione dei dati, nei quali i reati sono conteggiati ogni 100mila abitanti: “E' corretto – si chiede il prefetto - riferirsi ai soli residenti? E una provincia dai così numerosi poli di attrazione (a partire dalle discoteche) può essere “ingabbiata” nel freddo novero dei residenti o andrebbe considerata nel complesso di una “movimentazione” che non può non portare anche “presenze” temporanee che mirano a qualcosa di diverso dalla vacanza?”.

A questo punto Palomba snocciola i dati: “Nell’anno 2012 si sono avute 15.987.166 presenze registrate nelle sole strutture ricettive della provincia di Rimini (ad esempio non sono in alcun modo considerati gli appartamenti privati dati in fitto per vacanze settimanali o stagionali). Una media mensile quindi di 1.332.263 persone(tralasciando i decimali), con picchi nei mesi di luglio e agosto, rispettivamente con 4.072.886 e 4.549.719 unità presenti sul territorio. A voler considerare questi numeri e a voler adottare gli stessi criteri della tabella, dove si collocherebbe la provincia di Rimini? - sottolinea -  Non certamente tra i primi posti”.


Proprio per questo Palomba precisa che “comunque si riprendano i numeri “reali” delle province caratterizzate da forti flussi turistici, permane quindi la circostanza, incontrovertibile, che il dato non può in alcun modo e per nessun motivo essere rapportato alla popolazione anagraficamente residente”. Poi una riflessione: “Siccome è ben noto il diffuso senso di percezione di “insicurezza”, non vorremmo che anche tali dati influiscano negativamente nei confronti delle comunità interessate, creando ulteriore disorientamento. Ciò non toglie, ovviamente, l’assoluta attenzione portata ai dati relativi alla commissione di determinati reati, da tempo foriera di una decisa e convergente azione di contrasto da parte delle forze di polizia e delle istituzioni, che stanno mettendo in campo ogni possibile risorsa ed energia allo stato disponibili, in un’area che risulta essere indubbiamente “attraente” non solo per i turisti ma anche per organizzazioni di natura criminosa”.

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