Coconuts chiuso, pesanti accuse nell'ordinanza del Questore di Rimini

Risse tra clienti, buttafuori violenti, auto bruciate ai dipendenti e fiumi di droga i motivi che hanno portato alla sospensione della licenza

Accuse che pesano come dei macini, e che dipingono un quadro particolarmente inquietante, quelle che hanno portato il Questore di Rimini a firmare l'ordinanza di sospensione della licenza al Coconuts. Dopo la tornata di arresti del 9 giugno, che hanno fatto emergere un giro di cocaina che, in una sola notte, poteva portare i pusher a vendere 1,5 chili di 'neve', 18 custodie cautelari in carcere, 8 arresti domiciliari, 2 divieti di dimora nel comune di Rimini ed 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, le motivazioni dell'ordinanza del Questore aggiungono nuovi particolari alla vicenda. Il Coconuts, infatti, secondo le informative della polizia di Stato era diventato il luogo di ritrovo abituale di pregiudicati e persone dedite a traffici illeciti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il tutto, come rilevato dal gip, con la connivenza dei titolari i quali tolleravano e favorivano la presenza di tali persone consapevoli che il locale veniva usato come un luogo sicuro per le transazioni e l'assunzione di stupefacenti.

Dalle relazioni degli interventi delle forze dell'ordine, inoltre, emerge come risse e aggressioni erano praticamente all'ordine di ogni serata di apertura del Coconuts. A usare la mano pesante erano, anche, i buttafuori del locale che, in più occasioni, non avevano esitato a massacrare di botte i clienti. In particolare, nel settembre del 2013, un giovane marocchino era finito in coma per le percosse inflittegli da 5 buttafuori. Nemmeno un mese dopo, due ragazzi erano stati aggrediti da 7 persone appartenenti alla sicurezza mentre si trovavano davanti al locale. Il più grave aveva riportato un trauma cranico e la frattura scomposta del setto nasale con una prognosi di 30 giorni. A novembre dello stesso anno, una rissa nei pressi del Coconuts aveva visto un ragazzo venire ricoverato in ospedale per 9 giorni in seguito a una emorragia frontale cerebrale con frattura dell'osso occipitale e una prognosi di 25 giorni. Pochi giorni dopo ed ecco una nuova rissa, questa volta nei bagni del locale, con un giovane che si è ritrovato la faccia devastata dalle percosse e una prognosi di 21 giorni. Nella stessa occasione, un altro avventore che passava nei pressi delle toilette si è visto arrivare un bicchiere in faccia.

Le aggressioni non hanno risparmiato nemmeno i fratelli Paesani, Lucio e Fabio, con quest'ultimo che si era rivolto alle forze dell'ordine dopo che un albanese, frequentatore abituale del Coconuts, lo aveva affrontato e ingiuriato. Poco tempo dopo, nel mirino degli albanesi violenti che si ritrovavano nel locale era finito anche il direttore della discoteca che si era ritrovato la propria vettura privata data alle fiamme. Nel 2014 la situazione non era cambiata tanto che, nel marzo di quell'anno, un ragazzo albanese era stato aggredito dai suoi coetanei che, oltre a massacrarlo di botte con una prognosi di 30 giorni, gli avevano staccato a morsi la falange del mignolo della mano sinistra. A settembre, invece, una ennesima aggressione da parte del personale della sicurezza aveva visto un giovane marocchino venire pestato a sangue e poi abbandonato in strada. L'elenco, poi, prosegue con scazzotate tra cliente e buttafuori e il sequestro di un cliente rinchiuso, e picchiato, in uno sgabuzzino del Coconuts.

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Nella giornata di mercoledì, il personale della squadra Mobile di Rimini ha arrestato un'altra persona coinvolta nell'operazione 'Titano' che ha portato alla chiusura del locale riminese. A finire in manette è stato un 42enne nato a Taranto che stava rientrando dall’Egitto, dove si era recato per motivi di lavoro. Gli agenti della polizia di Frontiera in servizio presso l’aeroporto di Malpensa dopo averlo intercettato e identificato, gli hanno notificato l’ordinanza che dispone gli arresti domiciliari emesso dal Gip del Tribunale di Rimini.

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