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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Cronaca

Coltellate durante la spartizione del bottino all'origine dell'omicidio di un 25enne

Finisce in carcere anche il terzo tunisino indagato, assieme a due connazionali, per l'assassinio del giovane trovato morto lo scorso 12 luglio in un'area di Rete ferroviaria italiana

Finisce in carcere anche il terzo tunisino indagato, assieme a due connazionali, per l'omicidio del 25enne Kaled Maroufi, anch'egli tunisino, trovato morto lo scorso 12 luglio in un'area di Rete ferroviaria italiana in via Larga a Bologna. I Carabinieri del Nucleo investigativo bolognese hanno infatti eseguito nei confronti del giovane, un 22enne senza fissa dimora, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del capoluogo emiliano Domenico Truppa su richiesta della pm Anna Sessa. Il 22enne, spiega il comandante provinciale dei militari Rodolfo Santovito, è stato arrestato a Salsomaggiore Terme martedì e ora si trova nel carcere di Parma. Il giovane, ricorda Santovito, fu fermato assieme agli altri due indagati già il 13 luglio a Ventimiglia, mentre i tre tentavano di fuggire in Francia, ma fu rimesso in libertà dal Tribunale di Imperia, che dispose il carcere solo per i due connazionali, entrambi 20enni. Ora, però, gli accertamenti svolti dai militari anche con l'aiuto del Ris di Parma hanno permesso di chiedere e ottenere la custodia in carcere per il 22enne, in quanto la sua presenza sul luogo del delitto è stata confermata, tra le altre cose, da alcune impronte insanguinate lasciate dal giovane e dal fatto che sulle scarpe e sui vestiti che indossava al momento del fermo a Ventimiglia c'erano tracce del sangue della vittima, che fu legata ad una sedia e uccisa con oltre 10 coltellate in varie parti del corpo. Un delitto, ricostruisce Santovito, particolarmente efferato, tanto che l'identificazione della vittima da parte dei Carabinieri del Nucleo radiomobile e della Sezione Investigazioni scientifiche fu particolarmente difficoltosa, e infatti i tre indagati sono accusati di omicidio aggravato da sevizie e crudeltà

All'origine del delitto, dettaglia il comandante, ci sarebbero dei contrasti sorti tra i quattro tunisini al momento di spartirsi il bottino di alcuni furti commessi a Rimini il 9 e il 10 luglio, pochi giorni prima dell'omicidio. In particolare, la vittima sarebbe stata uccisa perché accusata di essersi appropriata di un orologio Rolex, poi risultato falso e ritrovato al polso di uno dei due 20enni al momento del fermo a Ventimiglia. I due 20enni trattenuti in carcere dal Tribunale di Imperia, spiega poi Santovito, avevano scagionato il 22enne, affermando che si era allontanato dal luogo del delitto prima che fosse commesso l'omicidio, ma sono stati smentiti dai risultati degli accertamenti tecnici sulle celle telefoniche e dagli esiti degli esami sulle tracce di sangue. Proprio questi elementi hanno consentito alla Procura di Bologna di chiedere e ottenere la misura cautelare nei confronti del 22enne, che era rientrato in Italia dopo aver trascorso in Germania una parte degli ultimi cinque mesi

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