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Con l'aiuto della famiglia, di anoressia si può guarire: a Misano un convegno

Mariotti nell'evidenziare come i disturbi alimentari siano in continua crescita nella popolazione, soprattutto in età infantile, ha sottolineato i notevoli risultati dell'approccio al problema utilizzato nel mondo anglosassone

Con l'aiuto della famiglia, di anoressia si può guarire. E' uno degli aspetti emersi nella presentazione del convegno internazionale "Il ruolo della famiglia nel trattamento dei disturbi alimentari" che si svolgerà sempre alla Residenza "Sole" venerdì 20 e sabato 21 giugno e il progetto della Centro di Ecologia della Mente e dell'Alimentazione. Alla presentazione dell'appuntamento erano presenti Nora Bateson, Direttore del Centro di Ecologia della Mente di Stoccolma, esperta di rapporti famigliari e disturbi alimentari; Mauro Mariotti, Consulente Scientifico del Centro di Ecologia della Mente e dell'Alimentazione; Gianluca Mantovani, Presidente Gruppo Saninvest; Luciano Natali, Direttore della Residenza "Sole" di Misano Adriatico e Direttore Gruppo Saninvest.

Mariotti nell'evidenziare come i disturbi alimentari siano in continua crescita nella popolazione, soprattutto in età infantile, ha sottolineato i notevoli risultati dell'approccio al problema utilizzato nel mondo anglosassone, seguendo l'esperienza degli studiosi Daniel Le Grange e James Lock (che parteciperanno al convegno) oltre che della stessa Nora Bateson. Nei centri in cui viene applicato tale metodo si registrano percentuali di guarigione che vanno dal 55 al 95 per cento dei pazienti in cinque anni. Con tale metodo che si avvale del supporto della famiglia, non più vista come "avversario" del paziente, ma come volano per la guarigione, di disturbi alimentari e soprattutto di anoressia si può quindi guarire. E dalle prossime settimane la Residenza "Sole" utilizzerà questo metodo, debitamente adattato alla realtà italiana, per la presa in cura dei pazienti tra i 3 e i 18 anni.

" Il nostro team terapeutico è già pronto e si è formato per lungo tempo negli Stati Uniti - ha affermato il dottor Mariotti -. Disporremo di ambulatori per seguire i sintomi e per la presa in carico a tutto tondo dei pazienti. Ma vi sarà anche la possibilità, in un numero speriamo limitato di casi, di effettuare il ricovero ospedaliero per una durata che non dovrebbe superare i 30 giorni. Questo approccio che si avvale della collaborazione dei famigliari non più visti come colpevoli del problema, può portare anche dei risparmi per la collettività quanto a costi sociali. Speriamo dunque che possa essere preso in considerazione anche nell'ambito delle politiche di prevenzione delle Istituzioni regionali e nazionali".

Bateson ha sottolineato la complessità dei problemi legati ai disturbi alimentari, che non si può dunque pensare di risolvere con un approccio troppo semplicistico: "Il cibo porta dentro di se' tanti significati forti: la relazione con la famiglia, l'immagine di se', le proprie aspettative di vita, la cultura, la comunicazione, oltre naturalmente la questione strettamente nutrizionale. Serve dunque un approccio ugualmente articolato che vada ad indagare ed intervenire su tutti questi aspetti. Il grande merito di questa coraggiosa iniziativa è proprio quello di provare a dare una risposta complessa ad un tema troppe volte affrontato in maniera schematica".

Mantovani ha brevemente illustrato la genesi del progetto: "Il nostro gruppo si occupa di diverse strutture nelle quali abbiamo osservato un aumento di casi e della loro complessità. Allo stesso tempo ci siamo accorti che esisteva un vuoto di servizi alle famiglie che andava colmtato. Recarsi in una struttura come le nostre deve dare la sensazione di non recarsi in una struttura ospedaliera. Risultato che otteniamo grazie alla qualità degli ambienti e all'approccio che gli operatori hanno con i pazienti. Solo per fare un esempio, la Residenza "Sole" e dotata di comfort di altissimo livello per i pazienti. Ambienti confortevoli e spaziosi, tecnologie all'avanguardia".

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