Concessione della spiaggia libera di Rimini, parte la diffida al sindaco Gnassi

Italia Nostra Rimini, Comitato Difesa Spiaggia Libera Rimini e One Labour Party depositano una diffida per revocare la concessione della Spiaggia Libera di Rimini

“Cinquanta e più giorni in piena estate sono un periodo di occupazione eccessivo, incoerente con quanto stabilito dalla legge regionale e da quanto, di questa, recepito dalla stesso Consiglio Comunale nel Piano Particolareggiato dell’Arenile. Di fatto la legge regionale vieta l’occupazione per più di trenta giorni e il Piano dell’Arenile parla di un uso di“breve durata”. E questa concessione non lo è” - dicono gli aderenti alle Associazioni che hanno sottoscritto la diffida.
 
“La spiaggia libera lo è per definizione. Occuparla è una contraddizione in termini” - dice Marco Affronte, Europarlamentare indipendente del Gruppo Verdi che ha voluto appoggiare l’iniziativa - “Il 20% di spiaggia libera che prevede la Legge, intesa purtroppo su scala regionale, è tutta nelle dune ravennati. Gli altri comuni rivieraschi sono vicini allo zero. Per i ragazzi farsi un bagno è quasi un lusso e io credo invece che il sole e il mare siano una delle cose più democratiche che esistano, la loro bellezza sta nel poterne godere in libertà. È inoltre importante offrire un’alternativa anche a chi ama la spiaggia senza ombrelloni e stabilimenti. Ci sarebbe poi anche un valore intrinseco della Spiaggia Libera, paesaggistico e naturale, ma questo a Rimini è chiedere troppo.”
 
“Prevedendo di assegnare una notevole porzione di Spiaggia Libera, da 10 luglio al 30 agosto (senza contare montaggio e smontaggio) con la formula “3 anni + 1” il Comune toglie alla Comunità un bene collettivo, di fatto privatizzandone l’uso. Funzione e scopo della spiaggia vengono quindi snaturati” - proseguono le associazioni, che specificano che la loro battaglia è, soprattutto, culturale - “Noi non siamo e non saremo mai contro le feste, anzi vi partecipiamo volentieri quando queste rispettano caratteristiche di tutela dei beni pubblici, sicurezza e legalità. Questa premessa potrebbe sembrare ovvia, ma va fatta per anticipare l’obiezione più prevedibile e sciocca che si può fare a questa nostra istanza, ossia che ci infastidisca il divertimento altrui. Pensiamo che, pur libere di perseguire le loro mission, le Amministrazioni dovrebbero valutare le loro azioni secondo opportunità, costo (non solo economico) e risultato. A noi sembra che quanto deciso tratti la Spiaggia Libera esclusivamente come un bene di consumo e non come un luogo da tutelare. Potremmo disquisire anche sull’opportunità di un bando di così breve durata, che inibisce partecipazioni di realtà non locali, e della sottovalutazione di quella parte di turismo che si muove seguendo le spiagge libere. Dobbiamo però mettere in evidenza anche il rischio, già accertato, che il tutto si trasformi in un luogo di bivacco e riparo per varia umanità che non vive la notte in maniera legittima. Non ci stiamo riferendo a realtà conclamate come quella del Marano, troppo spesso riportate nella cronaca nera, ma all’esperienza della stessa Rimini nel 2017. Basta chiedere alle Forze dell’Ordine per capire cosa abbia comportato il palco mai smontato della Molo Street Parade, anche se formalmente aveva cambiato ragione. E non dimentichiamo che anche i disabili devono aver la possibilità di frequentare una spiaggia libera senza essere discriminati da barriere architettoniche” - concludono i firmatari - “Pare però che il completamento della passerella fino alla battigia, con punto d’ombra, attiva fino al 2016, sia fortemente inibita dal nuovo progetto Beach Arena. Su questo non transigeremo e saremo vigili, comunque decida il Comune riguardo al bando.”

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