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Concessioni balneari, Rimini chiede certezza sul futuro delle spiagge

L'assessore Frisoni sulla la proroga al 31 dicembre 2033 disposta con una legge nazionale: "da una parte viene consolidata da alcuni Tar e dall'altra picconata dalle diffide dell'Autorità garante della concorrenza"

Occorre risolvere "la vergognosa situazione di confusione e stallo" che riguarda le concessioni balneari. L'appello arriva da Rimini di fronte a uno status quo sempre "più aggrovigliato e confuso". Infatti, entra nel dettaglio l'assessore comunale al Demanio Roberta Frisoni, la proroga al 31 dicembre 2033 disposta con una legge nazionale "da una parte viene consolidata da alcuni Tar", come quello di Lecce, e "dall'altra picconata dalle diffide dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che sta producendo diffide in serie nei confronti dei Comuni". Dunque lo Stato fa una legge e i Comuni se non la applicano fanno omissione d'atti d'ufficio; oppure vengono diffidati a farlo perchè la legge viola le norme di concorrenza europea e dunque si produce un abuso d'ufficio. Per cui, ribadisce Frisoni, "sindaci e dirigenti comunali possono solo scegliere da chi farsi denunciare". Appunto una "situazione scandalosa, kafkiana un pasticcio, un corto circuito inaccettabile". Sembra insomma che si voglia risolvere "una vicenda così delicata a colpi infiniti di tribunali, ricorsi, contro ricorsi", senza un orientamento comune, attacca. Questa "paralisi", prosegue l'assessore, "produce esclusivamente immobilismo per qualsiasi investimento sulle spiagge": certo in tempi di pandemia "non è piacevole chiedere al Governo di considerare ogni cosa 'priorità'. Ma questa lo è". Da qui la richiesta di Anci al ministro del Turismo Massimo Garavaglia di "prendere in mano questa vergognosa situazione di confusione e stallo", perchè "così non si va avanti, i Comuni non possono essere lasciati in balia di tutto e il contrario di tutto, gettando esclusivamente su di loro ogni tipo di responsabilita' amministrativa e penale". L'Autorità della Concorrenza dovrebbe farsi "promotrice verso Governo e Parlamento" affinchè legiferino "una volta per tutte in materia", occorre "prendere in mano e risolvere la situazione, non alimentare ulteriormente contenziosi, ricorsi e contro-ricorsi". All'Italia, conclude Frisoni, occorre un Piano nazionale della costa, ma intanto "è necessario oggi togliere dall'imbarazzo centinaia di Comuni, migliaia di imprese, il Paese intero che, in questo momento, su questa vicenda sta perdendo qualsiasi credibilità".

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