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Confcommercio: “Timori per un possibile imminente lockdown delle attività economiche"

Indino: "Non ce lo possiamo permettere: sarebbe un disastro annunciato, un nuovo stop alle attività avrebbe enormi costi economici e sociali"

Dopo le indiscrezioni sul nuovo Dpcm, attualmente in fase progettuale, secondo cui il Governo sta studiando nuove limitazioni per contenere il contagio del Covid-19 a lanciare l'allarme è Gianni Indino presidente di Confcommercio della provincia di Rimini. Con l'esecutivo diviso tra chi vorrebbe introdurre da subito restrizioni drastiche - come il ministro della Salute Roberto Speranza - e chi è invece terrorizzato per gli effetti che avrebbero su un'economia già devastata nel 2020 dal primo lockdown rientrano in questo secondo caso i titolari delle attività economiche che potrebbero trovarsi a breve un nuovo stop.

“Continuano i nostri timori per un possibile imminente lockdown delle attività economiche. Non solo ristoranti, bar e pub – spiega Indino - ma secondo indiscrezioni nel nuovo Dpcm in fase progettuale potrebbero essere inseriti anche negozi e palestre con chiusure anticipate. Non possiamo assolutamente permettercelo: un nuovo stop alle attività avrebbe enormi costi economici e sociali. Secondo la nota di aggiornamento del Def, con la reintroduzione di misure precauzionali, sia pure meno drastiche della scorsa primavera, l’Italia potrebbe ritrovarsi con un Pil negativo per oltre il 10,5%. In pratica un disastro annunciato. Anche il presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, è intervenuto spiegando che se il contagio aumenterà si dovrà essere pronti a eventuali maggiori restrizioni. Un timore solo in parte mitigato dal prosieguo della sua intervista, in cui ha sottolineato che non ci sarà alcuna caccia alle streghe e che, nonostante sia fondamentale mantenere la massima attenzione sul contrasto ai contagi, non ci saranno chiusure lineari, ma dettate dalle condizioni di criticità dei vari territori. Ce lo auguriamo. Con questo virus, l’abbiamo capito, dovremo imparare a convivere almeno fino all’avvento del vaccino o di una cura. Servirà costantemente prudenza, ma se ci saranno davvero provvedimenti di chiusura sul piano nazionale, metteranno definitivamente in ginocchio l’Italia. Un Paese, lo voglio ricordare, nel quale la maggioranza dei lavoratori sono occupati nel terziario, proprio il settore più colpito, in particolar modo in tutta la filiera del turismo che ad agosto ha potuto giovarsi di un recupero, ma solo parziale".

"Le aziende - tuona Indino - non possono essere trasformate in vittime sacrificali, tanto meno i pubblici esercizi in capri espiatori come accaduto all’inizio della pandemia. Anche per questo ancora una volta ci facciamo carico di fare arrivare agli imprenditori un ulteriore monito alla responsabilità, affinché seguano con puntualità i protocolli. Ma questa responsabilità deve essere anche necessariamente collettiva e individuale, condivisa con i cittadini, le istituzioni e le forze dell’ordine cui spetta l’onere dei controlli. In questo modo si può evitare che a qualcuno venga l’idea di prendere una scorciatoia come la chiusura anticipata di bar e ristoranti, che non sarebbe la soluzione al problema. Confcommercio, a tutti i livelli, continuerà ad adoperarsi affinché ciò non avvenga, per il bene delle attività, delle nostre famiglie e del nostro Paese”.

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