Cronaca

Confesercenti contro il Decreto Sostegni: "Ennesima presa in giro: risorse insufficienti"

Per gli imprenditori le agevolazioni messe in campo dal Governo "non coprono neppure i costi fissi", per le imprese sarà "difficile sopravvivere"

Ennesima delusione per gli imprenditori. A definire una "presa in giro" in Decreto Sostegni appena varato dal Governo Draghi è Confesercenti con il presidente provinciale di Rimini Fabrizio Vagnini che sottolinea come le risorse siano "insufficenti e non in grado di coprire nemmeno i costi fissi". "Complessivamente le risorse assegnate dal DL Sostegni per le imprese - ribadisce Vagnini - sono assolutamente insufficienti: anche considerando le tranche di contributi a fondo perduto arrivati lo scorso anno, si copre meno del 7% del fatturato perso dalle attività economiche nel solo 2020. Non solo: non arriveranno prima di fine aprile, e non c’è assolutamente niente per il primo trimestre del 2021, che invece di portare la pronosticata ripresa, ha visto aggravarsi ulteriormente l’emergenza delle imprese, ormai esasperate. Secondo quanto appreso, i sostegni più volte promessi alle imprese porterebbero infatti a un contributo medio di 3.700 euro per circa 3 milioni di imprese, ma molte piccole imprese che dovranno accontentarsi di 2000 euro. E' una misura ampiamente insufficiente, una presa in giro per migliaia di imprenditori a cui sono stati imposti sacrifici pesantissimi. Una scarsità di risorse inaccettabile, evidente soprattutto per le imprese familiari, in media di minori dimensioni: sommando tutti i ristori, un’attività che fatturava 100mila euro nel 2019 e ne ha persi 80mila nel 2020 otterrà in tutto tra i 6 e i 7mila euro. E se per caso non avesse ricevuto le prime tranche, perché esclusa dal codice ATECO, riceverebbe in tutto appena 4mila euro: il 5% delle perdite".

"Una cifra - analizza Confesercenti Rimini - che non aiuterà certamente le imprese a sopravvivere, e neppure a coprire i costi fissi: non servirebbe nemmeno a pagare i costi relativi allo smaltimento dei rifiuti (peraltro non prodotti) dell’ultimo trimestre del 2020. Commercio non alimentare, ambulante e in sede fissa, bar ristoranti, imprese del turismo, organizzatori di eventi e del wedding, palestre e centri benessere, sono settori che occupano migliaia di addetti a cui è stato impedito di lavorare e produrre reddito con Decreti e Ordinanze e che adesso vengono ristorati con pochi spiccioli. Alcuni progressi, nel provvedimento, ci sono. Ad esempio, l’inclusione delle attività nate nel 2019 e nel 2020, così come l’abbandono del codice ATECO come criterio per l’erogazione di contributi a fondo perduto – ora assegnati a tutte le imprese che abbiano perso almeno il 30% del fatturato. Ma l’allargamento della platea di beneficiari rende ancora più evidente quanto la dotazione del decreto sia esigua. I codici ATECO sono spariti, ma per le imprese anziché di sostegni possiamo parlare di sostegni placebo. Serve un vero cambio passo: è quello che ci aspettavamo. E purtroppo siamo stati delusi. Anche il sistema dell’autocertificazione - in piena rivoluzione digitale - ci fa capire quanto siamo ancora lontani dal potere utilizzare con efficacia le banche dati di cui disponiamo: pare che la tracciabilità, su cui negli ultimi anni, funzioni solo in un senso". 

"Si proceda ad un’ulteriore manovra di scostamento di bilancio - conclude Vagnini - e per il 2021 si dia energia alle imprese con sostegni adeguati. Si potrebbero recuperare risorse anche dall’insieme di Cashback e Lotteria dello scontrino (4,7 miliardi in due anni), dal Bonus Vacanze (un flop, con 2 miliardi non spesi) e dagli altri Bonus che non hanno avuto successo, come quello per PC e Tablet. Intanto, serve subito un correttivo per le imprese di minore dimensione. Chiediamo che a questo provvedimento ne seguano altri di misura più consistente. Non mancheremo di far sentire la nostra voce in tutte le occasioni per rivendicare il diritto delle nostre imprese alla sopravvivenza e alla gestione del proprio destino.

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