Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso: annullata la restituzione di 141mila euro versati da Hera

La vicenda nasce nel 2007 quando Hera chiede e ottiene dal Comune di Rimini il permesso di costruire per la ristrutturazione e l’ampliamento di un immobile di sua proprietà

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Rimini contro la sentenza pronunciata dal Tar che condannava l’Amministrazione alla restituzione di oneri di urbanizzazione pari a 141mila euro versati da Hera – Holding Energia Risorse Ambiente spa per la ristrutturazione e l’ampliamento di un immobile di sua proprietà.

La vicenda nasce nel 2007 quando Hera chiede e ottiene dal Comune di Rimini il permesso di costruire per la ristrutturazione e l’ampliamento di un immobile di sua proprietà. Il Comune in quel caso quantificò in 141.430,24 euro l’importo dei relativi oneri di urbanizzazione primaria e secondaria. A fronte della richiesta la holding, pur provvedendo al versamento della somma, decise di presentare ricorso rivendicando come le opere da realizzare fossero di carattere pubblicistico (strutture destinate ad ospitare le attività direzionali/amministratibe e di accoglienza al pubblico) dunque sarebbero per legge esenti dal pagamento degli oneri di urbanizzazione.

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Il Tar, con sentenza depositata nell’aprile 2015, aveva accolto il ricorso di Hera, ordinando al Comune la restituzione alla società di quanto percepito, con relativi interessi. Ora però il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di annullamento della sentenza, respingendo il ricorso di primo grado e sospendendo la restituzione della somma contestata. L’organo collegiale infatti ha constatato che, pur essendo chiara la natura di affidataria di servizio pubblico della società richiedente il titolo edilizio, la stessa ha realizzato una ‘struttura destinata ad ospitare le attività direzionali/amministrative’, “la cui evidente polifunzionalità, anche alla luce della natura privatistica della società stessa, impedisce l’esclusiva funzionalizzazione a scopi unicamente pubblicistici”, legittimando quindi la richiesta del Comune.  

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