"Le droghe leggere e quelle pesanti non sono equiparabili": la Consulta boccia la Fini-Giovanardi

Con la Fini-Giovanardi erano infatti state elevate le pene, prima comprese tra due e sei anni, per chi spaccia hashish, prevedendo la reclusione da sei a venti anni con una sanzione tra i 26mila e i 260mila euro

La Corte Costituzionale ha "bocciato" la legge Fini-Giovanardi che equipara le droghe leggere e pesanti: nella norma di conversione - dice la Consulta - furono inseriti emendamenti estranei all'oggetto e alle finalità del decreto. Con la decisione torna in vita la legge Iervolino-Vassalli come modificata dal referendum del 1993, che prevede pene più basse per le droghe leggere. Con la Fini-Giovanardi erano infatti state elevate le pene, prima comprese tra due e sei anni, per chi spaccia hashish, prevedendo la reclusione da sei a venti anni con una sanzione tra i 26mila e i 260mila euro.

La pronuncia della Consulta avrà notevoli ripercussioni sia sul numero degli attuali detenuti arrestati per reati legati agli stupefacenti, sia sui procedimenti in corso per questi stessi reati. La Comunità di San Patrignano si dice preoccupata "per la cancellazione di norme che facilitano il ricorso a misure alternative al carcere, che oggi sarà possibile solo per condanne sotto i 4 anni, contro i 6 della Fini Giovanardi. Il recupero, quindi, diventerà più difficile". 

"Oltre a questo viene esclusa la possibilità di vedersi riconosciuta l’applicazione della disciplina del reato continuato in ragione del proprio stato di tossicodipendenza o l’eventualità di vedersi cancellata la multa accessoria alla condanna in caso di esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali - sottolinea la Comunità riminese -. E, ancora, l’opportunità concessa al magistrato di sorveglianza di affidare provvisoriamente e urgentemente il detenuto tossicodipendente ad un percorso di recupero. Sono argomenti, questi, che riguardano la vita e il futuro delle persone che vogliono abbandonare la droga".

Da San Patrignano viene ribadito "ancora una volta il principio che il carcere non sia la soluzione al problema della dipendenza da droga, ma che debba essere fatto salvo il principio dell’illiceità del consumo di qualunque sostanza. Crediamo sia necessario che la politica, chiamata a decidere su questo argomento, faccia tesoro delle opinioni operatori, scienziati, medici dei servizi pubblici e privati e di chi, sul campo, offre da quarant’anni soluzioni nella prevenzione, del recupero e del reinserimento sociale e lavorativo dei giovani tossicodipendenti".

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