Contrabbando di tabacchi, la Finanza sequestra cinque locali

Al loro interno era possibile fumare la celebre pipa ad acqua, accusati di aver importato illegalmente tabacchi lavorati esteri

Giovedì mattina i militari della Guardia di Finanza di Rimini hanno notificato, a cinque esercizi commerciali presenti nel territorio riminese, altrettanti provvedimenti di chiusura, emessi dall‘Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per l’Emilia Romagna, per violazione dell’art.5, comma 1, della Legge n.50 del 1994, che prevedono la sospensione della licenza o dell'autorizzazione dell'esercizio per un periodo non inferiore a cinque giorni e non superiore ad un mese. Tali provvedimenti sono stati emessi in relazione agli esiti ed a conclusione dell’operazione “Water Pipe”, finalizzata al contrasto dell’importazione illegale in Italia di tabacchi lavorati esteri, nonché al controllo sul possesso delle autorizzazioni previste per la vendita di generi di monopolio.

Le fiamme gialle, nell’ambito dell’attiva di polizia economico-finanziaria a contrasto del contrabbando, avevano individuato e monitorato la presenza di “Bar Narghilè” nella riviera riminese, le attività che offrivano agli avventori la possibilità di fumare con la particolare pipa ad acqua, tipica dei paesi arabi, il cui fumo è prodotto da un insieme di foglie di pregiati tabacchi trinciati, mescolati con melassa ed essenze aromatizzanti. Gli accertamenti risalgono all’estate 2018, quando nel corso del più intensificato controllo economico del territorio i finanzieri avevano, infatti, accertato l’utilizzo in alcuni di questi  locali di melassa per narghilé illecitamente detenuta e perciò sottoposta a sequestro per complessivi Kg.124, denunciando tre persone per contrabbando di tabacchi lavorati esteri e segnalandone ben sette all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per le conseguenti violazioni amministrative di cui all’art. 25 del D.lgs. nr. 6 del 12/01/2016, art. 8 della Legge 27/51 ed all’art. 291 bis, comma 2, del DPR 42/73.

La melassa da tabacco è classificata, secondo l’art. 39 bis, comma 1, lett c) del Testo Unico del 26 ottobre 1995, nr. 504 quale “tabacco da fumo” ed inserita nella tabella E) – “altri tabacchi da fumo”, con determina del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nr. 54448/RU del 21 maggio 2015, pertanto l’importazione è disciplinata dal testo unico delle leggi doganali. Le confezioni sequestrate sono, inoltre, risultate prive delle “avvertenze combinate antifumo” relative alla salute (testo, fotografia a colori e numero del telefono verde contro il fumo) introdotte dal Decreto Lgs. n. 6 del 12 gennaio 2016 che ha recepito la Direttiva europea 2014/40/UE sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati.L’assenza delle avvertenze combinate antifumo è una circostanza allarmante in quanto l’antico rituale dei paesi arabi di fumare il Narghilé oggi fa sempre più tendenza tra i giovani occidentali, tanto che si calcola che circa il 25% dei ragazzi occidentali abbia fumato la pipa ad acqua. Il sequestro della melassa da tabacco testimonia l’alto livello di attenzione della Guardia di Finanza di Rimini con cui vengono svolti i controlli a tutela degli interessi economici dello Stato, ma anche e soprattutto a tutela della sicurezza e della salute dei cittadini.

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La Direzione Regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sulla scorta dei verbali trasmessi dai finanzieri per l’illecita vendita, oltre all’irrogazione di una sanzione amministrativa da 5000 a 10.000 euro nei confronti dei cinque esercizi, ha emesso nei giorni scorsi i provvedimenti che sono stati debitamente notificati dalle fiamme gialle proprio nella giornata di ieri La chiusura sanzionatoria decorrerà eventualmente, tuttavia, solo a partire dal 61° giorno successivo alla data di notifica agli esercenti, poiché costoro, in base alla legge, potranno proporre ricorso giurisdizionale al Tribunale Amministrativo Regionale entro 60 giorni dalla notifica o, in alternativa, ricorso amministrativo al Presidente della Repubblica, da presentarsi entro 120 giorni dalla data di notifica. 

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