Scarpato: "Per i fuochi d'artificio e i giochi pirotecnici c'è il buio più totale"

Il titolare della più famosa azienda di spettacoli nei cieli: "Lavoravamo in ogni parte del mondo, oltre alla crisi ci si è messa anche la pandemia"

“Questo virus è stato, diciamo in Romagna, un bel tozzone, un bello schiaffone. È stato un messaggio per dire che dobbiamo darci una regolata.”  Antonio Scarpato, proprietario della Scarpato Pirotecnica, parla in questi termini di una situazione senza precedenti: l’emergenza sanitaria Covd-19. Una situazione che ha bloccato anche la sua produzione pirotecnica con conseguente messa in cassa integrazione dei dipendenti. Come tutte le attività anche l’azienda riminese che progetta e realizza spettacoli pirotecnici e piromusicali, risente di questo stop forzato. “I fuochi d’artificio sono relazionati al settore turistico e per adesso c’è il buio totale perché gli alberghi sono chiusi, i bar sono chiusi. È tutto chiuso. L’idea, secondo l’Associazione Nazionale Fuochi Pirotecnici di cui faccio parte, è che quest’anno andrà così. Quindi dobbiamo vedere come poterci aiutare, un po’come tutti, altrimenti non si può andare avanti.”

Seconde lei la sua azienda sarà tra le più penalizzate da questa crisi?
Siamo l’unica azienda di produzione di fuochi d’artificio. Lavoriamo con il mondo dei festival a livello internazionale. Producevamo fuochi per li festival di Montreal, Parigi, Hannover, Costa Azzurra, Emirati Arabi. Adesso chiaramente siamo fermi. I contatti che avevamo con Germania, Inghilterra e Belgio e che sarebbero diventati degli ordini di acquisto sono in stand by. Dobbiamo vedere cosa succederà. Comunque è già un po’ di anni che la crisi mordeva. Adesso guardiamo la pandemia, ma c’erano già delle difficoltà. Noi ci siamo sempre salvati perché esportiamo.

Quanti dipendenti ha la sua azienda?
In inverno ho 5 dipendenti, in estate il numero è molto maggiore perché ci sono gli spettacoli. Quindi assumiamo stagionali o sul momento in caso di necessità. Per esempio in Francia o Germania occorrono 10-12 persone alla volta per allestire gli spettacoli.  Ad oggi ho due operai e una segretaria in cassa integrazione.

Terminato il lockdown riuscirete a ripartire?
Tutto dipenderà anche dallo Stato. Per esempio, i nostri colleghi tedeschi fin da subito, parlo di 3 settimane fa, si sono visti arrivare sul conto degli aiuti a fondo perduto gratuiti. La Germania fa di tutto per mantenere in piedi le aziende. Da noi, invece, si parla di bombardamenti di miliardi però nessuno ha avuto niente. Io personalmente non ho ricevuto nulla.

Cosa dovrebbe fare, secondo Lei, il Governo?
Dare alle aziende un incentivo di soldi senza burocrazia, perché è quella che ci ha sempre penalizzato e continua tutt’oggi. Servirebbe un aiuto economico che permettesse di affrontare le spese, le bollette, le scadenza che intanto vanno avanti. Non stiamo incassando niente e quest’anno sarà così. Serve liquidità questa darebbe un buon incentivo per pensare ad un futuro positivo. Così com’è adesso non lo è.

Cosa si augura?
Mi auguro che il Governo ragioni bene. Ma, non ho molta fiducia. Sono convinto che molte aziende, alberghi e attività chiuderanno. 

Come vede la situazione economica?
Per il momento la cassa integrazione salva la situazione, perché gli imprenditori non possono far diversamente. Per andare incontro alle aziende dovrebbero sospendere mutui e tasse fino a che non finisce questa situazione. C’è gente che non ce la fa. Per esempio in Germania senza chiedere nulla le persone a partita Iva hanno ricevuto soldi, in Italia no. Quello che mi fa più paura è la disperazione che possa venire a certe persone e che poi possono perdere la testa. Dobbiamo stare attenti perché chi perde la testa diventa un problema più grande. Pertanto bisognerebbe aiutare anche psicologicamente le persone.

Come sarà il futuro dei fuochi d’artificio?
Dopo questa pandemia penso ci possa essere un riscatto, una gran voglia di rinascere. Seconde me si tornerà a festeggiare. Come, quando e in che modo dobbiamo ancora capire e aspettare. Non mi spaventa il futuro, mi fa molta più paura questa fretta di voler tornare alla normalità. Ma la normalità non c’è.

Ha timore per la Fase 2?
Sì. Abbiamo anche l’esempio della Germania. Ci ha già dimostrato che dopo due giorni di allentamento sono ricomparsi focolai. La fase 2 è più delicata rispetto alla fase 1 perché la prima era più facile tutti chiusi, fermi, tutti a casa. La fase 2 è poco chiara. Prima cosa ci vuole chiarezza, poi da parte di tutti ci vogliono responsabilità e prudenza. Una soluzione potrebbe essere fare a tutti i tamponi, in modo da garantire serenità sul lavoro grazie ad una certificazione che dice che sei sano. 

Cosa pensa della situazione del turismo?
Turismo e accoglienza sono la nostra punta di diamante che è stata ferita in modo particolare. Il turismo è fatto di persone che vivono insieme non possiamo dimenticarlo. Secondo me questo virus è stato, diciamo in Romagna, un bel tozzone, un bello schiaffone. Dobbiamo imparare da questo e migliorare quello che non funzionava.

È ottimista?
Come tutti mi viene un momento di sconforto però sono ottimista perché ho visto nella storia che tutte le epidemie sono finite da sole non perché c’è stato un vaccino, ma perchè i virus finiscono. Spero che il Covid scompaia presto e sono sicuro che la vita sarà migliore. 

Ha un messaggio?
Continuare a sognare di avere quello che avevamo prima ma sarà ancora più bello perché gli daremo un valore diverso.

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La su azienda continuerà, quindi, a regalare meravigliosi spettacoli piroetcnici?
Sicuramente. Questo periodo ci ha migliorato, ci ha dato la possibilità di capire cosa possiamo fare meglio, di curare e migliorare i rapporti con le persone ed il lavoro.

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