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Coronavirus, Confindustria sull'emergenza nella zona Sud: "Chiudere le aziende sarebbe un disastro economico"

La Delegazione di Rimini di Confindustria Romagna propone un codice di autoregolamentazione in 15 punti con l'obiettivo sempre di privilegiare la salute delle persone

Sulla situazione di semergenzanitaria che tocca i comuni di Rimini sud Confindustria Romagna conferma la “Totale disponibilità a collaborare con le autorità e con le istituzioni al fine gestire gli spostamenti e l’attività produttiva a ciò che è indispensabile. Purtroppo però la chiusura immediata provocherebbe la mancata spedizione di merci deperibili o a scadenza programmata, dove non è possibile fermare il ciclo produttivo, o a quelle a ciclo stagionale dove la mancata presentazioni di nuovi prodotti vorrebbe dire chiudere per sei mesi se non un anno. Per alcune aziende significherebbe l’impossibilità di continuità aziendale e decine di famiglie senza sussistenza".

"L’eventuale chiusura – chiarisce l'associazione – anche se temporanea delle attività produttive, non comporterebbe la sola sospensione della produzione e dei fatturati per il periodo in essere, ma sarebbe fonte di ingenti disastri economici che si riverserebbero direttamente sulle lavoratrici e lavoratori delle nostre aziende (occorre tenere conto che la stessa cassa integrazione non può essere anticipata dalle aziende per decreto e che quindi decine di famiglie si troverebbero senza stipendio per mesi)".

La Delegazione di Rimini di Confindustria Romagna propone un codice di autoregolamentazione con l’obiettivo sempre di privilegiare la salute delle persone.

1. Chi può chiudere per una o due settimane senza forti danni per la continuità aziendale lo faccia
2. Riduciamo ulteriormente la settimana lavorativa e/o gli orari di lavoro
3. Portiamo il più possibile i lavoratori in home e smart working
4. Riduciamo la presenza a una singola persona per ufficio che possa aiutare fisicamente chi lavora da casa.
5. Dove non fosse possibile e negli impianti produttivi portiamo la distanza tra le persone a ben oltre quella suggerita di 1,5 m ma a 2,5 metri o meglio ancora 3 metri.

6. Scaglioniamo gli orari di ingresso per impedire afflussi di personale in contemporanea.
7. Chiudiamo spogliatoi e luoghi di aggregazione all’interno e all’esterno.
8. Sanifichiamo gli ambienti di lavoro.
9. Forniamo dove possibile mascherine a tutti i dipendenti (qui vi possiamo aiutare).
10. Obbligo di mascherine in tutti i corridoi.

11. Evitiamo riunione con presenza fisica sia interne che esterne usiamo telefoni e videocall.
12. Evitiamo spostamenti tra sedi e tra fornitori il più possibile.
13. Chiudiamo gli accessi agli esterni alle nostre aziende.
14. Monitoriamo e comunichiamo in continuità con l'associazione di appartenenza e con le autorità
15. Si sospende l’utilizzo di lavoratori provenienti dai Comuni di Pesaro e di Urbino e dalla Repubblica di San Marino e si limita l’utilizza dei lavoratori che devono fare trasferimenti interprovinciali.
 

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