Morolli: "Scuole aperte in presenza, non si torna indietro"

Dopo la ventilata ipotesi di lezioni a distanza l'assessore prende posizione: "Enormi sforzi fatti per garantire agli alunni il ritorno alle lezioni in classe"

Dopo la ventilata ipotesi, emersa nella Conferenza provinciale di coordinamento in materia di istruzione, allargata alla ASL e ai referenti del TPL e Trasporto scolastico, di poter usufruire della didattica a distanza a causa dei casi di Coronavirus emersi negli istituti e delle problematiche emerse con l'inizio delle lezioni nel trasporto scolastico, a mettere i paletti è l'assessore alla Scula Mattia Morolli che ribadisce: "Scuole aperte in presenza, non si torna indietro". "Lo dico subito per essere chiaro - precisa Morolli - dopo gli enormi sforzi fatti nei mesi scorsi  per poter riaprire le aule (chiuse da fine febbraio a giugno) e garantire ai nostri alunni il ritorno alle lezioni in classe, un nuovo ritorno strutturale alla didattica in remoto  rappresenterebbe una sconfitta e una sciagura per il Paese da evitare ad ogni costo. Non esistono passi indietro perché, come già affermato poco tempo fa, la riapertura è stata il frutto di uno sforzo e un impegno imponente per tutte le Istituzioni, per le famiglie, per gli alunni. Ma è uno sforzo necessario e non aggirabile: la ripresa della scuola non va fermata, la priorità assoluta per l'Italia e per il futuro di intere generazioni deve essere questa, senza se e senza ma. Semmai serve continuare ad investire sul tema della sicurezza, dentro e fuori la scuola. Penso soprattutto al tema dei trasporti scolastici. Se il problema è quello degli assembramenti vanno trovate le risorse da parte del Governo per ampliare le corse, anche attraverso personale dedicato, in relazione e in raccordo con.le istituzioni scolastiche in modo da organizzare le lezioni durante il giorno per permettere l'ingresso e l'uscita in assoluta sicurezza".

"Se ci sono problemi - prosegue l'assessore - e in uno scenario inedito come quello attuale, è ovvio e naturale che ne vengano fuori di nuovi ogni giorno, questi vanno affrontati e non evitati o aggirati. Ecco perché rimango spiazzato e sorpreso, nel leggere sulla stampa nazionale e anche locale le ipotesi di una ripresa della didattica a distanza come alternativa a quella in classe. Tradotto, riconsiderare la chiusura delle scuole come (non) soluzione ai problemi. Una cosa sono le situazioni straordinarie come il garantire le lezioni per gli alunni in quarantena o malati; un'altra ripensare al ritorno in massa alla didattica in remoto. Il fulcro imprescindibile della nostra scuola rimane la lezione in classe, con i compagni e l’insegnante. Una società che sappia guardare al futuro con sicurezza, e non con paura, sa benissimo come la scuola, che ne è il centro di tutto, debba camminare di pari passo con gli sviluppi pedagogici e teconologici, integrandoli, e non escludendoli vicendevolmente. La didattica a distanza è una utilissima integrazione alle lezioni frontali, ma non può sostituirle. Non c'è motivazione tecnica che tenga oggi".

"Ripeto - conclude Morolli - dopo l’agognata riapertura che ha visto le istituzioni, i presidi e le insegnanti allo stesso tavolo per un unico obiettivo la priorità per tutto il territorio diventa ora quello di garantirne la sicurezza, se necessario con risorse aggiuntive. Serve un balzo in avanti, e non un passo indietro. Lo sforzo fatto non va vanificato ma sostenuto, puntellato e potenziato attraverso un impegno collettivo importante forse ancora più oggi di qualche mese fa.  E’ proprio nei momenti più difficili che abbiamo più bisogno dell’educazione, del sapere, degli insegnamenti. Mollare adesso, chiudere anche parzialmente le scuole, sarebbe il peggior segnale che una comunità può dare ai propri figli, a quelle giovani generazioni che hanno già pagato tanto e che ora non meritano nuovi sacrifici. Lavoriamo piuttosto per aumentarne la sicurezza, in modo che proprio dalla scuola parta la spinta e la speranza necessaria per superare tutti insieme questo difficile momento".

La precisazione della Provincia

Sull'argomento è intervenuta anche la Provincia di Rimini che, in una nota stampa, precisa che nella riunione di lunedì dove si è accennato alla didattica a distanza "l’argomento è stato affrontato solo ed esclusivamente in relazione ai casi di studenti posti in quarantena. A tal fine e per fare il punto della situazione, di concerto con il Provveditorato e con i dirigenti scolastici, sarà convocato un prossimo incontro della Conferenza provinciale". "Il nostro imperativo - ha dichiarato il consigliere Alice Parma - resta la didattica in presenza e faremo di tutto per limitare la didattica a distanza a casi specifici, come quello discusso ieri dei ragazzi in quarantena."

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L'intervento di Emma Petitti

“La didattica a distanza? Sarebbe un grande passo indietro - ha aggiunto Emma Petitti, presidente dell'Assemblea regionale. - La scuola deve rappresentare una priorità per il nostro Paese, e anche a costo di ulteriori sforzi occorre lavorare per continuare le lezioni in presenza. A settembre, abbiamo accolto con gioia il ritorno nelle classi delle nostre ragazze e ragazzi, consapevoli che quella avrebbe rappresentato la vera ripartenza del territorio. Il grande impegno e lavoro di squadra portato avanti dalle istituzioni - enti locali, regioni e Governo - unitamente ai gruppi sindacali e al mondo della scuola ha permesso agli studenti e al corpo docente di tornare in aula in massima sicurezza, nel pieno rispetto di tutte le regole anti-Covid. Altro aspetto che non possiamo sottovalutare, perché è dibattito di questi giorni, riguarda l’affollamento dei mezzi pubblici. È vero, sono state riscontrate alcune criticità, ma anche a questo le istituzioni stanno lavorando per valutare soluzioni e migliorare il servizio. In questa fase dobbiamo tenere i nervi saldi, cercando di dare risposte per non vanificare il lavoro fatto in questi mesi. Il periodo di lockdown ci ha indubbiamente insegnato che la modalità on-line è importante per modernizzare i nostri canali di insegnamento e affiancare all’istruzione anche il digitale, per poter contare su una didattica al passo coi tempi e più all’avanguardia. Da sola, tuttavia, non può surrogare quella mole di stimoli, di emozioni e di umanità che si generano tra i banchi. Uno schermo non potrà mai sostituire pienamente l’elemento relazione, l’ascolto attivo e quei legami, in senso orizzontale, tra allievi, e in senso verticale, con gli insegnati, che si sviluppano soltanto in aula, attraverso una convivenza e condivisione di esperienze. La scuola è prima di tutto storie e vite che si intrecciano tra loro. Confronti, scontri, socialità. Volti, non solo voti, relazioni umane, non solo relazioni scritte, interrogativi, non solo interrogazioni. Abbiamo più volte detto che deve essere la nostra priorità e ora dobbiamo dimostrarlo con i fatti, con i gesti concreti. Non possiamo tornare alla didattica a distanza, ma continuare a insistere sulla sicurezza all’interno degli istituti, magari prevedendo regole ancora più ferree.In questi mesi la scuola ha dimostrato di essere un luogo sicuro, con studenti, insegnanti, presidi e personale Ata responsabili e attenti alle disposizioni in vigore, cosa di cui dobbiamo dare loro merito. Non invertiamo la marcia”.

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