Coronavirus, don Alessio Alasia ricoverato in gravi condizioni: il vescovo prega don Oreste

Grave anche il diacono di Montetauro Maurizio Bertaccini

E' ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Infermi Rimini don Alessio Alasia, parroco di San Martino di Riccione. Il vescovo già da venerdì ha chiesto a tutta la comunità diocesana di affidare don Alessio all’intercessione di don Oreste Benzi. A pregare non solo i parrocchiani di San Martino, ma anche della chiesa Stella Maris, dove don Alessio è stato parroco fino qualche anno fa, e gli studenti del Liceo Volta Fellini, dove il religioso insegna da tempo. Anche Stefano Vitali, miracolao da don Oreste, sta pregando per lui e lo ha ricordato anche sulla sua pagina facebook.

A versare in gravi condizioni di salute è anche il diacono Maurizio Bertaccini di Montetaturo. Ad annunciarlo monsignro Lambiasi: "Affidiamo anche lui e tutte le sorelle e i fratelli malati della nostra diocesi a Maria, Madre di misericordia, e chiediamo al Signore, con le parole accorate del Papa, di “fermare questa terribile pandemia".

La pregehiera

O Trinità Santissima, Padre Figlio Spirito Santo,
Ti adoriamo, Ti lodiamo e Ti ringraziamo per aver donato
alla Chiesa il sacerdote, don Oreste Benzi.
In lui hai fatto risplendere la forte, fedele,
premurosa tenerezza della Tua paternità, la gloria della
Croce di Cristo e lo splendore dello Spirito d'amore.
Tigli confidando nella Tua infinita provvidente misericordia
e nella materna intercessione di Maria, à stato per tanti
Tuoi figlie figlie immagine viva di Gesù Buon Pastore;
ha insegnato con l'esempio a vivere secondo il
comandamento nuovo della carità e ha indicato la santità
come misura della vita cristiana e strada per giungere alla
beata ed eterna comunione con Te.
Concedici per sua intercessione, secondo la Tua volontà,
la grazia che imploriamo..........., nella speranza che nella Tua
santa Chiesa egli sia esempio di santità e nella Comunione
dei Tuoi Santi per l'edificazione del Tuo Regno.

La lettera del Vescovo ai fedeli

Miei carissimi tutti,
permettetemi di chiedervi un po’ di ascolto. Anzitutto vi voglio ringraziare per l’adesione alla
“campagna di preghiera”, che di slancio ho pensato di proporre a me e a tutti voi per implorare dal
Signore Gesù la grazia della guarigione di don Alessio Alasia, affidandolo alla intercessione del Servo di
Dio, don Oreste Benzi.
Ora però vorrei condividere questi pochi pensieri rimuginati “a caldo” per dire, di getto, cosa
significa per me fare questa preghiera.
Per essere il più chiaro possibile, comincio con il dire cosa non significa. È vero: noi crediamo che
Dio è onnipotente. Ma di quale onnipotenza si tratta? Ecco, io mi debbo ricordare che prima di
quell’attributo, onnipotente, noi professiamo di credere in “Dio Padre”. Ora io non posso pensare che
nel momento in cui migliaia e migliaia dei suoi figli nel mondo stanno piangendo, gridando, chiamando,
reclamando per questa terribile pandemia, Dio se ne stia lassù, ad occhi asciutti, lui solo senza tremare,
fremere, piangere. Ma, allora che razza di Padre è?
A questo proposito mi viene da ricordare che quando, da piccolo, mia madre mi portava dal
dentista, e io piangevo e mi divincolavo per difendermi dal dottore, guardavo di soppiatto la mamma e la
vedevo singhiozzare di nascosto, mentre si torceva le mani e cercava di starmi vicino e farmi coraggio.
Poi però, crescendo, mi ci è voluto molto tempo per passare dal Dio dei “miracoli facili”, al Dio
che “singhiozza con te”. E così ho imparato a legare – con nodo inscindibile - alla parola onnipotente la
parola “amore”: “Dio, onnipotente… nell’amore”. Si è trattato di un percorso lungo e progressivo. È
stato un po’ come passare dalla ribellione davanti a Dio – un grido che la Bibbia rispetta – alla compassione per Dio, per il Dio che, da onnipotente, si è legato le mani e si è fatto onni-impotente per amore. Per non schiacciarmi, per non reprimere la mia libertà.

A questo Dio io non sarei mai arrivato da solo. Ma è Gesù in croce che mi ha rivelato l’immagine
autentica di Dio, il volto originale del Padre-Abbà. Il Crocifisso non scende dalla croce, non invoca una
legione di angeli per incenerire i suoi crocifissori. Lui è l’unico veramente innocente nella storia
dell’umanità, e resta innocente fino alla fine. Solo così può salvare tutti i responsabili della sua
crocifissione. Davvero tutti: mandanti, esecutori e complici di quell’orrendo delitto. Proprio tutti, anche
noi.

Certo, Dio è Amore. Ma non l’Amore che può fare quello che vuole degli uomini. Al contrario gli
uomini possono fare quello che vogliono dell’Amore: possono accoglierlo e viverne. Oppure negarlo e
rifiutarlo. Questa è l’impotenza del Dio onnipotente: è la ‘debolezza’ di amare troppo gli uomini, tanto da
consegnarsi a loro senza riserve. Il Dio impotente-per-amore non è il Dio che scodella miracoli a tutto
spiano. Ma questo non significa che non li fa più. Significa che Dio è Dio anche quando non li fa.
Allora noi preghiamo Dio Padre con Gesù per don Alessio e in questa preghiera ci facciamo dare
una mano da don Oreste. Ma il nostro ‘Don’ ci ricorda che il miracolo più grande e più bello che Dio
possa sempre compiere è il miracolo della nostra fede. Un miracolo, però, che Dio compie solo se noi
collaboriamo con la sua grazia.

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Preghiamo dunque, ma senza fare ricatti. Non diciamo al Padre nostro: “Noi ti crediamo se tu fai
il miracolo”. Diciamo piuttosto, con umiltà e fiducia: “Noi ti crediamo a prescindere… Ci fidiamo e ci
affidiamo a Te, perché tutto è grazia. Ma tu aiuta la nostra incredulità”.
E a te, caro don Oreste, diciamo quello che stiamo dicendo anche a nostra Madre Maria: “Tin
bòta, Don!”. E tu dì a don Alessio: “Tin bòta anche te, fratellino”.
Vi saluto tutti, vi porto nel cuore, vi benedico con grande affetto
 

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