Si estendono le interviste epidemiologiche, individuato gruppo di operai del nord Italia

Gli addetti avrebbero frequentato il ristorante del 71enne poi finito contagiato, nuovi accertamenti sui contatti degli altri due pazienti risultati positivi

Sono arrivati dalla Prefettura di Rimini i nuovi aggiornamenti sulla diffusione del Coronavirus in provincia che, al momento, conta 6 casi positivi e 40 persone in isolamento. Grande lavoro, da parte delle forze dell'ordine, che stanno fornendo il supporto al Dipertimento della Sanità Pubblica per ricostuire tutta la cerchia delle persone venute a contatto con il ristoratore 71enne riconosciuto come primo caso riminese e che ha poi portato il virus in Romania. In particolare si sta esaminando la documentazione di una struttura ricettiva che ha ospitato lavoratori del Nord Italia che hanno frequentato il locale del “paziente uno”, per cercare di comprendere l’origine della trasmissione del virus. Al fine di identificare l’origine della trasmissione del virus e delimitarne l’ambito territoriale di estensione, tenendo conto anche degli spostamenti delle persone che hanno frequentato il locale del “paziente uno”, le attività di monitoraggio e di verifica, condotte dal competente Dipartimento dell’AUSL con la collaborazione delle Forze dell’Ordine, si stanno estendendo progressivamente, attraverso una varietà di strumenti, comprese mirate “interviste epidemiologiche” anche ai dipendenti delle ditte nelle quali lavorano i due nuovi pazienti risultati positivi.

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AUSL ha chiarito che sussistono criteri clinici ben precisi rispetto sia all’effettuazione del tampone per rilevare l’eventuale positività al virus, sia per l'attivazione della quarantena domiciliare volontaria, che emergono proprio dall’“intervista epidemiologica”. Per quanto riguarda la quarantena, è appropriata nei soggetti che abbiano avuto un “contatto stretto” -  vicinanza prolungata e con contatto fisico o a distanza minore di un metro e mezzo - con un paziente positivo, entro i 14 giorni precedenti.  Il tampone va invece effettuato se a tale condizione si aggiungono i sintomi del paziente come tosse, febbre, polmonite. Il tampone va peraltro effettuato non prima di tre giorni dal momento del contatto accertato, periodo nel quale il paziente non trasmette la malattia e nel quale il tampone porta ad un forte rischio di avere un falso negativo.

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