Standard&Poor's 'snobba' "La Dolce Vita", la Corte dei Conti chiede risarcimento miliardario

Esemplare il titolo che sovrasta l’articolo del FT ‘Italy accuses S&P of not getting ‘la dolce vita’. Conseguente l’astronomica richiesta di rimborso per l’errore: 234 miliardi di euro

“Qual è il valore di Federico Fellini e delle sue opere? Dal punto di vista artistico e intellettuale, inestimabile. Ma da martedì ci si può fare un’idea più precisa riguardo al ‘peso’ economico del lavoro del Maestro. Ed è anch’esso stratosferico: alcuni miliardi di euro. A dirlo, secondo un’anticipazione del quotidiano economico ‘Financial Times’, la Corte dei Conti che ha citato per danni Standard&Poor's, chiedendo un risarcimento di 234 miliardi di euro, per il declassamento del 2011 che ha posto l'Italia ad un passo dal livello spazzatura.

"Secondo l’organismo di giustizia amministrativa, l’agenzia di rating avrebbe omesso di considerare la ricchezza immateriale italiana, vale a dire “il patrimonio storico, artistico e letterario accumulato nel corso della storia del paese”, dando quindi un giudizio gravemente deficitario che ha provocato crollo di credibilità sui mercati internazionali e danni finanziari enormi all’Italia - afferma il Vice Presidente della Provincia di Rimini, Carlo Bulletti -. E che c’entra Fellini? La Corte dei Conti, anticipa il ‘Financial Times’, avrebbe esemplificato il suo ragionamento, citando tra le eccellenze colpevolmente ‘dimenticate’ da Standard&Poor’s, non solo opere d’arte, monumenti, edifici ma anche il patrimonio filmografico migliore, a partire dai capolavori di Federico Fellini. Esemplare il titolo che sovrasta l’articolo del FT ‘Italy accuses S&P of not getting ‘la dolce vita’. Conseguente l’astronomica richiesta di rimborso per l’errore: 234 miliardi di euro. Inutile dire che l’agenzia di rating ha già fatto sapere di ritenere risibile la citazione della Corte dei Conti. Ci si rivedrà in Tribunale".

Osserva Bulletti: "Per la prima volta il cinema viene posto- in una sede giuridica- nell’empireo canonico dell’arte di tutti i tempi, accanto ai Fori Imperiali e alle ville palladiane. E’ uno sdoganamento storico dal punto di vista più sociale che culturale. La quantificazione ‘in denaro’ del valore dell’opera intellettuale viene dopo e magari non è neanche un granché, se si pensa che proprio in queste ore si viene a sapere che il Portogallo ha cercato di vendere all’asta un’ottantina di quadri e disegni di Mirò per risanare il debito pubblico del paese".

Il vicepresidente della Provincia approfondisce "il rapporto tra il Maestro e il nostro territorio, davanti all’ennesima, clamorosa riprova della ‘potenza’ universale del nome Fellini. L’invito è di pensare in grande e di non continuare ad avvilupparsi nei corto circuiti locali che sinora hanno creato più problemi che opportunità al ‘dispiegamento libero’ di quella forza. Pensare in grande vuol certamente dire la ristrutturazione del Fulgor in corso e la sua trasformazione in Casa del Cinema permanente dedicata a Fellini".

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Secondo Bulletti, "pensare in grande vuol dire riconsiderare il discorso del coinvolgimento dei privati, e non solo dei privati locali, nella conservazione dei materiali e nella valorizzazione del rilievo territoriale dato a Rimini da Federico Fellini. Questi compiti e ruoli non possono essere, perché così non sono in tutto il mondo, adempiuti in via esclusiva dall’Ente pubblico. Per mille motivi, non solo riguardanti le risorse da metterci. Per questo credo che in futuro, una volta completati i contenitori felliniani, si dovrà tornare a ragionare anche di una Fondazione Fellini o qualcosa di analogo, che faccia tesoro dei guai dell’esperienza precedente, principalmente dovuti a un’architettura societaria impropria”.

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