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Cronaca

Costringono la figlia a vivere secondo il Corano e le combinano un matrimonio

La vittima, stufa di dover sottostare alle pressioni dell'intera famiglia, ha denunciato i parenti per maltrattamenti

Un'intera famiglia, padre madre e quattro figli, di nazionalità tunisina è a processo con l'accusa di maltrattamenti nei confronti dell'unica figlia femmina. La ragazza, 23 anni, secondo la sua denuncia fin da piccola era stata costretta dai parenti a vivere alla mussulmana. Una scelta che, però, la giovane non ha mai condiviso nonostante le imposizioni che la costringevano a seguire i dettami del Corano. La giovane, tuttavia, preferiva vivere all'occidentale a, per questo, secondo l'accusa veniva vessata dai famigliari che non approvavano il suo stile di vita. A far toccare il fondo alla 23enne, però, è stata la decisione della famiglia di imporle un matrimonio contro la sua volontà. Questo ha fatto scattare nella giovane il desiderio di abbandonare i parenti e, alla fine, è fuggita di casa andando a chiedere aiuto ai carabinieri per sporgere una denuncia per maltrattamenti in famiglia. Al termine delle indagini dell'Arma, l'intero nucleo famigliare è stato rinviato a giudizio difeso dagli avvocati Alessandro Pierotti e Natascia Montanari. Nella giornata di mercoledì, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Rimini, è stata ascoltata la 23enne costituitasi parte civile e che, per quasi 3 ore, ha ripercorso tutte le angherie che ha dovuto subìre nel tempo. Durante la sua testimoniananza, inoltre, la ragazza ha attribuito ad ogni singolo componente della famiglia le rispettive responsabilità salvando, però, uno dei fratelli che non avrebbe commesso nessun comportamento violento nei suoi confronti. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 4 aprile.

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