Stroncato maxi giro di squillo, a finire nei guai storico night club di Rimini

Arrestato il titolare del Crazy Love e due dipendenti con le accuse di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per una notte di sesso i clienti arrivavano a spendere oltre 600 euro

E' scattato nella notte tra venerdì e sabato il blitz congiunto di carabinieri e polizia di Stato che ha messo la parola fine a un maxi giro di squillo all'interno di un noto night di Rimini. A finire nel mirino delle forze dell'ordine è stato il titolare del Crazy Love, N.M., avellinese 67enne, il nipote A.M., un 35enne riminese barman nel locale, e il cameriere del night, A.B., un 42enne riminese. Per i primi due sono scattati gli arresti domiciliari mentre, per il terzo, è stato disposta la misura cautelare dell'obbligo di dimora con divieto di uscire nelle ore notturne. Ad aprire le indagini sul giro di prostituzione che avveniva intorno al Carzy Love erano stati, nell'ottobre del 2013, i carabinieri di Rimini. Un'inchiesta che, nel luglio del 2014, aveva visto un'accelerata e l'interessamento della polizia di Stato in seguito alla sparatoria avvenuta davanti al night. Un fatto che, secondo gli inquirenti, non aveva nulla a che fare con quanto avveniva all'interno del Crazy ma che aveva fatto emergere un vasto giro di ragazze disponibili ad avere rapporti sessuali a pagamento con i clienti.



I tre arrestati, infatti, sono accusati di avere favorito e sfruttato l’attività di prostituzione di numerose giovani donne, oltre 30, le quali adescavano i clienti all’interno del locale per poi consumare i rapporti all’esterno, presso residence o hotel della riviera, arrivando a chiedere anche 250 euro a “prestazione”. Prezzo che lievitava sensibilmente, fino a superare i 600 euro, qual'ora il cliente desiderasse intrattenersi con la lucciola per tutta la notte. Secondo quanto emerso, era lo stessi titolare del night a fissare i tariffari in base all'orario, alla tipologia di ragazza e alle perversioni sessuali del cliente. Per le giovani ballerine, che aspiravano ad ottenere un lavoro regolare all'interno del Crazy Love, era indispensabile essere disposte alla prostituzione. L'incasso veniva diviso per i 2/3 al 67enne e, per 1/3, alla ragazza che si appartava con il cliente. 

Un meccanismo ben rodato, quello messo in piedi dal trio, che forniva anche tutta l'organizzazione logistica per consumare i rapporti a pagamento. A disposizione di chi lo richiedeva, c'erano camere d'albergo prenotate, tavoli nei ristoranti tra Rimini e Cesenatico, consegne a domicilio e un servizio di taxi. La clientela era equamente divisa tra imprenditori e professionisti locali ma, in occasione delle manifestazioni fieristiche riminesi, c'era una vera e propria impennata di richieste da parte dei congressisti che arrivavano da fuori. Le intercettazioni hanno fatto emergere un vero e proprio business gestito dal 67enne che, anche in caso di sua assenza, veniva contattato dagli altri due indagati per fissare i prezzi delle prestazioni. Il personale della divisione Amministrativa della Questura di Rimini, inoltre, sta preparando un'informativa dove si chiederà la chiusura del Crazy Love in base all'articolo 100 del Tulps.

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