La crisi colpisce anche la salute: si rinuncia a dentista, dietologo e fisiatra

E’ quanto emerge dall’ultima ricerca condotta dall’Osservatorio Sanità di UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assicurazione e assistenza sanitaria, realizzata tra le province di Rimini e Forlì-Cesena

La crisi economica continua a farsi sentire nei portafogli delle famiglie romagnole e a farne le spese sono anche le cure per la salute: i cittadini della Riviera infatti, di fronte ai costi che devono sostenere per determinate prestazioni, sembrano sempre più propensi a rinunciarvi, in attesa di tempi migliori. Il 68% degli romagnoli ha dichiarato di aver rinunciato o essere pronta a rinunciare a diverse prestazioni mediche, dal dentista al dietologo, fino ad arrivare al fisiatra e ad esami diagnostici come una radiografia o una Tac a causa dei costi.

E’ quanto emerge dall’ultima ricerca condotta dall’Osservatorio Sanità di UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assicurazione e assistenza sanitaria, realizzata tra le province di Rimini e Forlì-Cesena. In particolare confermano questo fenomeno le cure odontoiatriche che, dopo quelle farmaceutiche, sono la principale fonte di spesa in servizi sanitari (12 miliardi di euro la spesa annua per cure odontoiatriche secondo il Censis).

Si tratta infatti di una voce di spesa che non viene coperta dai Livelli Essenziali di Assistenza, se non per una ridottissima fetta della popolazione. Non stupisce dunque scoprire, dall’ultima ricerca UniSalute, che ben un romagnolo su tre (33%) è pronto a rinunciare al dentista a causa dei costi. Un dato che conferma una tendenza già rilevata dall’ANDI secondo cui mezzo milione di famiglie italiane, dal 2007 al 2012, ha rinunciato al dentista, anche in presenza di serie patologie, per colpa della crisi.

I romagnoli che dichiarano invece di non voler rinunciare alle spese per la propria salute (32%), preferendo fare sacrifici in altri campi, valutano comunque con sempre più attenzione se rivolgersi al servizio pubblico o privato, considerando vantaggi e svantaggi delle due proposte. Tra coloro che si rivolgono al Servizio Sanitario Nazionale, il 22% lo fa principalmente per gli esami diagnostici quali una radiografia o un’ecografia, il 20% vi ricorre per visite specialistiche e il 6% vi si rivolge per cure ed esami che richiedono il ricovero.

Chi si rivolge al pubblico, deve però affrontare alcuni disservizi, in particolare legati ai tempi di attesa: presso alcune strutture pubbliche, a livello nazionale, si può anche attendere oltre 5 mesi per un ecodoppler, 360 giorni per una mammografia, 225 per una visita cardiologica. I romagnoli, come riscontrato anche a livello nazionale, sembrano quindi destinati a dover scegliere tra fare crescenti sacrifici per potersi curare e rinunciare ad almeno parte delle prestazioni desiderate o alla tempestività delle cure.

Se questa domanda fosse intercettata da operatori virtuosi del secondo pilastro, in grado di operare all’interno della filiera come una centrale di acquisto, controllando costi e qualità delle prestazioni erogate, potrebbe essere organizzata in modo efficiente per garantire tempi rapidi di accesso alle prestazioni, qualità delle stesse e costi contenuti, garantendo la sostenibilità dell’intero sistema.

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