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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Turismo / Riccione

Da settant’anni sempre a Riccione: Guido Malaguti nominato Ambasciatore della città

Adesso che è in pensione trascorre sei mesi all’anno nella Perla verde. “Di questa città parlo col cuore: il mio cuore è riccionese, qui ho avuto una seconda mamma”

“Ho il cuore riccionese: il mio impegno per la città è questo, mi costa poca fatica. Di Riccione parlo col cuore, continuerò a farlo”. La prima volta che arrivò nella Perla verde non aveva ancora compiuto un anno. Da allora, Guido Malaguti, classe 1953 di Bologna, da giovedì nominato Ambasciatore per la città di Riccione nel mondo, non ha saltato neppure un’estate: “Almeno una settimana ci sono sempre venuto - racconta - ma nella maggioranza dei casi ci sono stato molto di più, anche un mese o periodo addirittura più lunghi”. Per quarant’anni ha lavorato per una notissima azienda di intimo femminile, ora che è andato in pensione si divide esattamente a metà tra Riccione e Bologna. “Vivo in campeggio da quando apre in aprile a quando chiude in ottobre”, osserva durante la premiazione da parte dell’assessore Simone Imola al Palazzo del Turismo. “A Bologna dalla primavera all’autunno non saprei cosa fare. Qui sto bene: a Riccione sono sempre stato molto bene in questi settant’anni”.

Da neo Ambasciatore, oltre che promuovere la città, assume anche l’impegno di “essere sicuramente a Riccione per festeggiare i miei cento anni. Magari organizzatemi qualcosa”, scherza rivolgendosi all’assessore Imola e ai funzionari del Turismo. Qui nella Perla verde Guido Malaguti ha avuto “di fatto una seconda mamma”, una “seconda famiglia”, che era proprietaria della casa che la famiglia Malaguti prendeva in affitto tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. 

Gli aneddoti riccionesi del neo Ambasciatore

Tornando indietro con la memoria ai suoi trascorsi riccionesi, Malaguti ricorda le sue “estati al Bagno Adolfo dalla Dorina”, i “Giochi senza frontiere: quella volta che i bagnini riccionesi andarono sulle piste di Cortina coi mosconi”, “i pranzi di Ferragosto: quando si metteva il tavolo nell’acqua del mare”. E anche quando, ancora ragazzino, girava sul tandem da otto “stando dietro, nell’ultimo posto”. L’ultimo aneddoto riguarda l’infanzia. “Avevo otto o forse nove anni: mi misi al volante della Fiat 1.100 del nonno e tutta la famiglia iniziò a corrermi dietro”. 

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