I delfini riminesi restano sotto sequestro nell'acquario di Genova

Il Tribunale del Riesame ha rigettato l'istanza dei legali della struttura accusata di maltrattamento nei confronti degli animali. Secondo la tesi della Procura, i quattro tursiopi venivano regolarmente imbottiti di farmaci per renderli meno aggressivi ed evitare le gravidanze

I delfini in cura all'acquario di Genova (Agenzia Dire)

Nella mattinata di lunedì è arrivata la decisione del Tribunale del Riesame in merito al sequestro dei quattro delfini ospiti del delfinario di Rimini che, lo scorso 13 settembre, erano stati portati via nel corso di un blitz del Corpo Forestale dello Stato. L'operazione, che ha poi portato i quattro mammiferi nell'acquario di Genova, era arrivata dopo un primo intervento a metà agosto, dove si contestava ai proprietari tra l'altro l'assenza di ripari e di vasche che consentano il minimo necessario per garantire la salute fisica e psichica degli animali e la mancanza di un idoneo programma di trattamenti veterinari, mancando le vasche adeguate, sfociato in una multa di 18 mila euro, la struttura era rimasta chiusa per cinque giorni.

Il Riesame ha accolto la tesi dell'accusa evidenziando come, i tursiopi, erano sistematicamente imbottiti di farmaci calmanti e anticoncezionali per reprimere l'aggressività dei mammiferi tenuti in cattività e per evitare le gravidanze. La difesa della struttura, seguita dall'avvocato Piero Ippoliti, aveva sostenuto che il reato di maltrattamento di animali non poteva sussistere in quanto non vi era il dolo e, tutte le attività svolte intorno ai quattro delfini, non erano svolte con crudeltà o senza una effettiva necessità.

La documentazione presentata dagli inquirenti, tuttavia, ha convinto i giudici del Riesame a non accogliere la richiesta di dissequestro anche sulla base della relazione presentata dal Cites, l'organo ministeriale che vigila sull'applicazione della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, e di nuove e importanti prove fornite dall'accusa. In particolare, su quest'ultimo punto gli inquirenti hanno scoperto un'enorme quantità di e-mail scambiate tra la proprietà del delfinario e l'addestratrice dei delfini dalla quale è emersa una scorretta gestione sanitaria e veterinaria dei mammiferi. Una gestione che è stata definita non qualificata e completamente inadatta al benessere psicofisico dei tursiopi ospitati nella vasca riminese che, sempre secondo l'ipotesi dei giudici, è inadatta agli standard minimi per questo genere di animali.

I magistrati si sono soffermati in maniera particolare sulla somministrazione di farmaci ai delfini che, sempre secondo l'accusa, venivano tenuti costantemente sotto l'effetto di calmanti e tranquillanti che avrebbero modificato radicalmente il carattere dei mammiferi. Oltre al carattere, l'unico maschio presente nella vasca e sottoposto a una cura di ormoni femminili per evitare che si accoppiasse con le tre femmine avrebbe sviluppato una sorta di disagio psicologico e una forma di apatia. Nel rigettare l'istanza di dissequestro, i giudici del Riesame hanno sottolineato come vi siano stati degli elementi indicativi sulla consapevolezza della proprietà della struttura di custodire i delfini in una struttura inadeguata provocando, così, uno stato di sofferenza negli animali.

Sia la Procura che il Corpo Forestale dello Stato sottolineano come nei primi giorni dopo l’arrivo a Genova, i delfini sono apparsi fin da subito sensibili agli stimoli esterni e hanno mostrato un comportamento di allerta, tipico della fase di adattamento.  Dopo due settimane di permanenza a Genova, le femmine “Alfa”, madre degli altri tre esemplari, e “Luna” non presentano problematiche di particolare rilevanza. “Sole”, maschio di 18 anni, denota oggi un buon livello di adattamento al nuovo ambiente, anche se più lento rispetto alle femmine, probabilmente a causa della somministrazione prolungata di ormoni cui è stato sottoposto. Il piccolo “Lapo”, maschio di 6 anni, ha un comportamento diverso rispetto agli altri tre perché eccessivamente legato alla madre e non sufficientemente autonomo. Basti pensare all’anomalo allattamento prolungato fino alla sua età, situazione già nota prima del trasferimento all’Acquario. Anche per lui il ritardo nell’adattamento potrebbe essere riconducibile all’eccessiva somministrazione di ormoni, oltre che al mancato svezzamento. La permanenza nella nuova struttura consentirà, ultimata la fase di adattamento, di eliminare gradualmente l’impiego di farmaci nella gestione degli animali.

Appresa la notizia, le associazioni animaliste Enpa, Lav e Marevivo hanno espresso ''grande soddisfazione per questa importante pronuncia emessa dal Tribunale di Rimini''. "Il Tribunale del Riesame - sottolineano le associazioni animaliste - ha così confermato l'operato della Polizia giudiziaria e della Procura della Repubblica di Rimini e, nello specifico, tutte le ipotesi di reato avanzate dalla Procura e da noi segnalate nei confronti del delfinario di Rimini". "Una decisione importante perché rafforza lo scrupoloso lavoro svolto dal Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura - affermano Enpa, Lav e Marevivo - Questa pronuncia non può che essere un monito, per il Comune di Rimini, a non costruire una nuova gabbia per i delfini". Enpa, Lav e Marevivo ringraziano il Servizio Cites del Corpo Forestale della Stato e la Procura di Rimini ''per il pregevole lavoro svolto a tutela della legalità e di questi mammiferi marini''.

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