Derivati, la Cassazione dà ragione al Comune di Cattolica

Una vicenda che vedeva opposti Palazzo Mancini e BNL che aveva generato enormi differenziali negativi nel bilancio

Una vicenda che vedeva opposti Palazzo Mancini e BNL. La sentenza “premia” l'Amministrazione di Cattolica, unica in Italia ad aver percorso i tre gradi di giudizio portando fino in fondo il contenzioso. Con la sentenza depositata oggi, viene liberato definitivamente il Comune di Cattolica da un vincolo contrattuale che aveva generato enormi differenziali negativi e che era destinato a durare sino al 2025 (se non recedendo anzitempo con un costo di uscita pari a diversi milioni di euro). Le sezioni Unite, si sono espresse in favore dell'Ente pubblico riguardo a tre contratti sui derivati del 2003/04. Le sentenze delle Sezioni Unite sono la massima espressione della giurisprudenza italiana in materia di legittimità procedurale e dettano il principio di diritto a cui si devono attenere tutte le altre giurisdizioni di merito.

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L’annullamento in autotutela da parte dell’Ente dei contratti stipulati, aveva portato ad un contenzioso che ammontava circa a 7 milioni di Euro. Sin dal principio la difesa del Comune si è fondata sull'irregolarità delle modalità contrattuali all’interno della Pubblica Amministrazione. In particolare, si è sostenuta la tesi della carenza di poteri in capo al Dirigente del settore finanziario (firmatario dei contratti derivati) in assenza di una previa deliberazione del Consiglio Comunale. La sentenza riconosce il principio per cui i contratti che prevedono un “premio di liquidità” da incassare al momento della stipula (c.d. up-front) essendo “collegati ex lege” ai rapporti debitori sottostanti, costituiscono una “forma di indebitamento”, e devono quindi essere trattati come tali, sia dal punto di vista delle procedure amministrative, sia dal punto di vista contrattuale.

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