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Il Papa si dimette, a San Marino e nel Riminese l'unica visita in Romagna

Era il 19 giugno del 2011: è stata la prima e ultima l'ultima volta che Benedetto XVI ha visitato la terra di Romagna, con una visita tra San Marino e l'entro terra riminese.

Era il 19 giugno del 2011: è stata la prima e ultima l'ultima volta che Benedetto XVI ha visitato la terra di Romagna, con una visita tra San Marino e l'entro terra riminese. Papa Ratizinger della Romagna porterà il ricordo del Titano e di Pennabilli, dove fu accolto da un bagno di giovani. Questa la cronaca che RomagnaOggi pubblicò per raccontare lo storico evento:

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Attesa da 29 anni. La visita pastorale nella Repubblica di San Marino di papa Benedetto XVI, seguito ideale di quella operata dal beato Karol Wojtyla il 29 agosto 1982, ha preso il via alle 9.30 precise, con l'apparizione dell'elicottero vaticano sul cielo dello stadio Olimpico di Serravalle. Accompagnato nel viaggio da Roma dal Segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, il papa ha messo piede in territorio sammarinese accolto dai Capitani Reggenti Maria Luisa Berti (prima donna capitano dopo 31 anni) e Filippo Tamagnini.

Subito dopo, due bambini gli hanno offerto un mazzo di fiori bianchi e azzurri, i colori della Repubblica del Titano. Il tempo di ricevere anche il saluto delle autorità di Domagnano, il primo dei 7 castelli (comuni) di San Marino incontrati da papa Joseph Alois Ratzinger, e subito via in papamobile verso lo Stadio di Serravalle, raggiunto in pochi minuti. All'ingresso dell'impianto olimpico, gremito da 22.000 fedeli, il pontefice ha ricevuto l'omaggio musicale del grande Coro liturgico, assemblato per l'occasione con oltre 180 elementi dai vari gruppi diocesani, diretto dai maestri don Andrea Bosio e Augusto Ciavatta, quest'ultimo anche responsabile del Coro Camerata del Titano.

Alle 10.30 l'inizio ufficiale della liturgia eucaristica. Accanto al pontefice in qualità di concelebranti, 25 fra cardinali e vescovi provenienti dalle Diocesi dell'Emilia-Romagna e delle Marche, e 200 sacerdoti. "E' grande - esordisce nell'omelia papa Ratzinger, apparso in buona forma - la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell'Eucaristia e potervi indirizzare, cari sammarinesi, il mio più cordiale saluto. Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze". Il pontefice tedesco rivolge poi la sua attenzione alle letture della messa, proprie della festa della Santissima Trinità. "Cari fratelli e sorelle, la fede nel Dio trinitario ha caratterizzato anche questa chiesa di San Marino-Montefeltro nella sua storia antica e gloriosa". Il papa celebrante coglie l‘occasione per ricordare l'opera di evangelizzazione della terra sammarinese svolta dai santi scalpellini Marino e Leone, giunti dalla Dalmazia (oggi Croazia) nel III secolo. "Voi sapete che il modo migliore di apprezzare un'eredità è quella di coltivarla e di arricchirla. In realtà siete chiamati a sviluppare questo prezioso deposito in un momento fra i più decisivi della storia. Oggi la vostra missione si trova a doversi confrontare con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche e politiche. E anche qui non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici".

Il papa va al nocciolo della questione: "Esorto tutti i fedeli a essere fermento nel mondo, mostrandovi sia nel Montefeltro che a San Marino cristiani presenti, intraprendenti e coerenti. Non ci si pente mai ad essere generosi con Dio". Fra i fedeli incaricati di portare doni all'altare per l'offertorio, anche due monache clarisse provenienti dal convento di clausura presente a San Marino da ben 400 anni. Il Santo Padre ha personalmente somministrato la Comunione a 35 persone. Al termine della liturgia e subito prima della recita dell'Angelus, a mezzogiorno in punto, il papa ha affidato alla Madre di Cristo l'intera popolazione sammarinese e montefeltrina, in modo particolare le persone sofferenti nel corpo e nello spirito.

"Sono lieto di ricordare che quest'oggi, in Francia, viene proclamata beata suor Marguerite Rutan". Da ultimo, una rapida menzione alla Giornata Mondiale del Rifugiato, in programma lunedì 20 giugno. "In quest'occasione - dichiara Benedetto XVI - si celebra il sessantesimo anniversario dell'adozione della Convenzione Internazionale che tutela quanti sono perseguitati e costretti a fuggire dai rispettivi paesi. Invito le Autorità civili e ogni persona di buona volontà a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in Patria liberamente e in sicurezza".

Poi nel pomeriggio. Salve di cannone all'arrivo del papa. Benedetto XVI è entrato nel Palazzo Pubblico di San Marino alle 16.50 precise, dopo essere stato accolto nella piazza principale della Città di San Marino dai Capitani Reggenti Maria Luisa Berti e Filippo Tamagnini. La visita di stato del pontefice alla comunità sammarinese è iniziata nella Sala dei Dodici, con il saluto dei componenti del Consiglio Grande, corrispondente al Consiglio dei Ministri italiano, vero depositario del potere politico-amministrativo sul Titano.

"Crediamo sia doveroso servire l'uomo per meglio promuovere il bene integrale. Voglia credere, Santità, che, attraverso la sua visita, San Marino avrà un sussulto di dignità e speranza", dicono i Capitani Reggenti. Anche in veste di capo dello Stato Pontificio, papa Ratzinger ha esortato i sammarinesi a rimanere ancorati saldamente ai valori della fede cristiana, "perché essa è alla base della vostra identità più profonda, che chiede alle genti e alle istituzioni sammarinesi di essere assunta in pienezza". Grazie alle radici cristiane si può costruire una società attenta al vero bene della pace umana, alla sua dignità e libertà, e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace.

"Sono questi i capisaldi della sana laicità, all'interno della quale devono operare le istituzioni civili nel loro costante impegno a difesa del bene comune. La Chiesa si impegna affinché le istituzioni civili tutelino sempre la vita, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale". Il pontefice non perde l'occasione per tuonare contro i tanti detrattori dell'istituzione familiare, dimenticandosi che questo svilimento sta comportando un grave disorientamento delle fasce sociali più deboli e delle giovani generazioni.

"La famiglia è il principale soggetto che può favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni". Papa Ratzinger riporta sguardo e attenzione alle difficoltà economiche in cui versa la Comunità Sammarinese. "Sappiamo che gli anni successivi al secondo conflitto mondiale hanno costretto migliaia di vostri concittadini ad emigrare. E' venuto poi il momento di prosperità, sulla scia dello sviluppo economico e del turismo". I sammarinesi sono però un popolo vitale e dotato di buone energie.

Quindi il passaggio alla vicina Pennabilli, sede della diocesi. Monsignor Luigi Negri parte lancia in resta: "Santità, i giovani sono il punto più debole della nostra Chiesa e della società". Come a dire: "Ci illumini, ci indichi la strada da intraprendere per ridare smalto alla proposta e alla sequela di Cristo". Il vescovo di San Marino-Montefeltro, accogliendo papa Benedetto XVI sul sagrato del Duomo di Pennabilli, non ha peli sulla lingua nel comunicare al capo spirituale dei cattolici la grande angoscia degli educatori d'oggi: i giovani sono scarichi, poveri d'idee, e si lasciano sedurre da sirene effimere, senza riuscire più a progettare la vita su solide basi.

A Pennabilli, giunto all'epilogo della sua lunga giornata nel Montefeltro, papa Ratzinger è quasi stupito dal clima di grande familiarità che domina la centralissima piazza Vittorio Emanuele II. Ad attenderlo, circa un migliaio di "papaboys" da tutta la Diocesi di San Marino-Montefeltro, che stravolgono il rigido protocollo della visita invocando a gran voce il successore di Pietro. I commenti di alcune persone di mezza età assiepate dietro le transenne, la dicono lunga sul clima informale della visita: "Pensavamo fosse più burbero questo papa, invece è quasi simpatico". Altra nota di colore, carpita da alcuni responsabili della sicurezza: mai in Italia, prima d'ora, un papa si era recato in visita ad un paese così piccolo (il Comune di Pennabilli ha poco più di tremila abitanti). Esplode la forza di monsignor Luigi Negri e della sua grande familiarità con il pontefice tedesco.

"Cari giovani - legge papa Ratzinger - vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita". "Beatissimo padre - risponde in tempo reale Marco Angeloni, uno dei "papaboys" incaricato di leggere il messaggio - siamo venuti qui a Pennabilli dalle nostre case e parrocchie, da associazioni e movimenti, dalle aule di scuole e università, dagli ambienti di lavoro, per confermare a lei, santità, il nostro desiderio, spesso nascosto, di appartenere a Cristo. Le chiediamo di aiutarci a vincere le nostre resistenze, così che l'apertura alla Verità non sia fonte di paura".

"Cari giovani - conclude Benedetto XVI - non temete le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita. Vi incoraggio a crescere nell'amicizia con lui attraverso la lettura frequente del Vangelo". Il papa ha lasciato Pennabilli poco prima delle 20, anche se le campane del Duomo, spiegate a festa, hanno continuato a risuonare nella piazza Vittorio Emanuele II per altri 20 minuti. "Non verrà più un papa quassù", chiude sconsolato un anziano, consapevole, di aver assistito ad un evento epocale per l'intera comunità del Montefeltro.

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