"Discoteche non siano capro espiatorio ma recrudescenza dei contagi va fermata"

Il Comune di Rimini interviene sulla chiusura dei locali imposta dal Governo: "Rigore e buon senso per garantire che non si creino situazioni di e al contempo non si ospedalizzi la vita"

L'amministrazione comunale di Rimini è intervenuta sulla decizione del Governo di chiudere le discoteche sottolineando come i locali notturni "non siano il capro espiatorio" ma che, allo stesso tempo, si usi "rigore e buon senso per garantire che non si creino situazioni di e al contempo non si ospedalizzi la vita". “A maggio - si legge nella nota diffusa da palazzo Garampi - pareva quasi impossibile poter vivere un’estate che potesse essere tutto sommato di sostanziale normalità, eppure luglio e agosto sono stati mesi importanti. Le ordinanze rigorose, il senso di responsabilità della gente, dei lavoratori, delle imprese, la promozione fatta per la Romagna e per Rimini, i servizi e i protocolli messi in campo, stanno facendo sì che luglio e agosto consentano alla nostra comunità di provare a reggere l’urto della crisi. Abbiamo lavorato tutti sodo per arrivare al cuore dell’estate con un’economia a ritmo forte, con risultati persino al di sopra delle aspettative se solo si pensa a poche settimane fa. Gli operatori delle spiagge, i ristoratori, i baristi, gli albergatori, i commercianti, i lavoratori e le parti sociali, le imprese tutte, si sono prodigati con grande serietà per garantire i migliori servizi in sicurezza in questa difficile estate".

"Non hanno fatto eccezione i titolari delle discoteche - prosegue l'amministrazione - seppur in contesti oggettivamente più complicati da gestire: locali che, a un certo punto dell’estate, sono stati presi d’assalto da migliaia di giovani con una comprensibile voglia di divertimento, ma che sono sfociati non di rado in assembramenti non controllabili. E dato che quello della notte è un mondo vitale per la riviera che non va cavalcato se fa comodo o denigrato se vi sono problemi, va anche sottolineato che da questo punto di vista generalmente in riviera lo sforzo organizzativo dei locali (salve qualche caso evidente) è stato importante. Paesi che hanno affrontato l’emergenza Covid diversamente dall’Italia come la Spagna, la Francia, la Croazia, la Grecia, località di riferimento per il turismo estivo balneare e anche per il mondo dell’entertainment e della night life (non solo Ibiza) hanno fatto scelte molto più drastiche lasciando sostanzialmente chiusi per tutta l’estate i locali. In Italia si è deciso di riaprire anche le discoteche con chiare prescrizioni, dando la possibilità a un settore importante del nostro comparto turistico di poter tornare a lavorare".

"Purtroppo - aggiunge palazzo Garampi - le ultime settimane sono state caratterizzate da una recrudescenza dei contagi in tutta Europa con numeri ben superiori a quelli italiani. Il senso del nuovo provvedimento, seppur duro e ancor di più perché in piena estate, è quello di limitare o evitare il verificarsi di condizioni in cui può aumentare il rischio sanitario (molti casi tra quelli rilevati di Covid continuano ad essere asintomatici). L’obiettivo è non ricadere in una dinamica di crescita incontrollata dei contagi, vanificando così gli sforzi e i sacrifici fatti per magari ritrovarsi, tra qualche settimana, in situazioni ancora di chiusura di molte attività. Il sistema economico non reggerebbe un nuovo lockdown, così come il sistema sanitario e la scuola a cui devono assolutamente tornare i nostri ragazzi. Le discoteche e altri luoghi non devono essere mai per nessuno il capro espiatorio.  Abbiamo chiesto immediatamente che il Governo renda esecutiva l’intenzione annunciata di ristoro economico per mancata attività. Ne va della sopravvivenza delle imprese stesse e di migliaia di lavoratori. Come Comuni e Regione Emilia Romagna chiediamo che il Governo intervenga in maniera robusta a sostegno di un settore come quello dell’entertainment anche notturno già fortemente penalizzato. Servono adeguati indennizzi ai gestori delle discoteche, in particolare a quelle attività ferme da febbraio, e alle migliaia di lavoratori di un settore importante per la nostra economia, ma spesso poco considerato. Troppe imprese rischiano di non sopravvivere se non adeguatamente aiutate in questa fase. La nuova ordinanza firmata ieri dal Ministro Speranza prevede oltre, la sospensione delle attività del ballo, l’obbligo di mascherina anche all’aperto dalle 18 alle 6 nei luoghi dove vi è rischio di assembramento. Come Comune metteremo in campo un’adeguata e capillare informazione, non prima però di aver concordato modalità esecutive omogenee. A tale scopo il sindaco Gnassi ha contattato il Prefetto affinché dal Governo possano arrivare circolari esplicative per un’applicazione univoca dell’ordinanza.

"Vista anche l’esperienza di questi mesi - conclude la nota - l’appello al Governo è che non si lascino soli i prefetti, i Comuni, le imprese nell’applicazione del provvedimento. Si chiariscano modalità di controllo e anche chi e come lo attua. Si usi rigore e buon senso per garantire che non si creino situazioni che possano mettere a rischio il benessere e la sicurezza della comunità e degli ospiti, e al contempo non si ospedalizzi la vita. Non si torni quindi a ordinanze prese al vertice, il cui senso e obiettivo è comprensibile è giusto, ma che scaricano sui territori la gestione. La nostra Regione ha avuto un ruolo fondamentale in questi mesi, abbiamo affrontato situazioni anche molto più complesse, ma deve essere definita insieme una linea comune tra Governo, Regioni, Prefetture. Insieme, e grazie alla responsabilità di ognuno, le nostre comunità, le imprese, le  istituzioni, le parti sociali, le forze dell’ordine dovranno e sapranno lavorare e gestire anche questa fase per il bene del Paese”.

Il sindaco di Riccione: "Contro il Covid non serve chiudere le attività e togliere lavoro"

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Riccione, Renata Tosi: "Contro il Covid serve un aiuto a rispettare le regole, non chiusure. Dopo le discoteche, saranno le spiagge, poi i ristoranti e quindi le scuole. Salteranno forse le elezioni? Dove sono finite le 60mila guardie civiche che il Governo doveva reclutare per la Fase 2 per aiutare i cittadini a rispettare le regole? Perse nello scontro politico? Serve aiuto, non chiusure arbitrarie. Era quello che il Governo doveva fare e non ha fatto. Le guardie civiche avrebbero dovuto essere sotto il coordinamento dei Comuni e invece gli Enti pubblici hanno dovuto impegnare risorse proprie per far fronte ad un'emergenza che diventa sempre più confusa nelle misure e nelle metodologie di approccio. I cittadini sono destabilizzati e l'economia pure. La via precauzionale però può essere percorsa anche per aiutare i cittadini, quelle categorie di operatori che si capisce già che non arriveranno a fine mese. A loro però si pensa sempre dopo. Il sostegno all'economia arriva sempre troppo tardi. Ma attenzione perché non sono i luoghi che favoriscono i contagi. Non sono i ristoranti, le spiagge, le discoteche o le pubbliche vie, se si passeggia tra la gente, o si entra nei negozi. La differenza la fanno i comportamenti per tutelare la salute".

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"Non ci deve essere una strada che per tutelare la salute ammazzi l'economia, oppure, per l'economia la salute deve essere messa a rischio - conclude la Tosi. - Credo sia il momento di dire basta alla soluzione più facile, quelle delle chiusure. Si deve tutelare la salute e garantire la sussistenza economica di tutti i cittadini. Serve metodo e serve programmazione, perché anche le mutate condizioni della socialità umana dovevano essere accompagnate da una politica di vicinanza al cittadino, non di repressione e demonizzazione. Serve un aiuto concreto al rispetto delle leggi, che - ripeto -, oggi così restrittive delle libertà individuali non sono più giustificate. A tirare una linea, è chiaro che sulle spalle dei Comuni, dei cittadini e degli operatori economici sono state gettate le conseguenze di scelte precauzionali tanto drastiche perché si è stati incapaci di prevedere misure adeguate per la convivenza col virus. Fase 2 e Fase 3, fallimento totale. Però torno a ribadire le regole fondamentali per la nostra convivenza e la nostra salute sono distanziamento e mascherina. Mi appello ancora una volta al buon senso dei cittadini, osserviamo questi protocolli per il bene di tutti".

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