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Domenica, 2 Ottobre 2022
Cronaca

Dispersione scolastica, campanello d'allarme. In provincia tempo pieno solo per il 26% degli alunni

Save the Children, impegnata in prima fila dal 2012 nella prevenzione della dispersione scolastica e nel contrasto alla povertà educativa in Italia, chiede di investire il 5% del Pil per una scuola con tempo pieno, mensa, palestre

La campanella per la ripresa dell’anno scolastico in Italia e in Emilia Romagna non suona solo per studentesse e studenti, chiamati al ritorno in classe, ma riserva il suo tono più acuto e allarmante agli adulti e alla politica, per le debolezze di un sistema scolastico che, di fronte alle enormi sfide della crisi in atto, non è in condizioni adeguate per contribuire efficacemente ad invertire il ciclo negativo di povertà materiale ed educativa. Lo sostiene un rapporto di Save the Children.

Già prima del conflitto in Ucraina, nel 2021, la povertà assoluta riguardava 1 milione e 382mila minori nel nostro Paese, il 14,2%, in crescita rispetto al 2020 (13,5%). Le conseguenze della crisi energetica e dell’impennata dell’inflazione, che ha un impatto maggiore sulle famiglie meno abbienti e con minore capacità di spesa (+9,8%, contro il +6,1% delle famiglie con livelli di spesa più elevati)[1], sono una grave minaccia e potrebbero sospingere rapidamente un numero ancora maggiore di minori nella povertà.  Ma l’impoverimento materiale di bambini, bambine e adolescenti, in crescita nonostante gli sforzi compensativi attuati per proteggere categorie e famiglie più esposte, non è che la cornice di un quadro ancora più preoccupante, se possibile, per il loro futuro: l’impoverimento educativo sconta ancora gli effetti di Covid e Dad, soprattutto tra i minori già in svantaggio socioeconomico. Il 9,7% degli studenti con un diploma superiore nel 2022 si ritrova in condizioni di dispersione “implicita”, cioè senza le competenze minime necessarie (secondo gli standard INVALSI) per entrare nel mondo del lavoro o dell'Università, mentre il 12,7% dei minori non arriva neanche al diploma delle superiori, perché abbandona precocemente gli studi. In Emilia Romagna il dato dell’abbandono si attesta al 9,9%, mentre in Sicilia si raggiunge la punta negativa con il 21,2%[2]. Anche il confronto con l’Europa è pesante, visto che l’incidenza della dispersione scolastica, nonostante i progressi compiuti, in Italia resta tra le più elevate in assoluto dopo quella della Romania (15,3%) e della Spagna (13,3%), ed è ben lontana dall’obiettivo del 9% entro il 2030 stabilito dalla UE. Il numero dei "Neet" nel nostro Paese, i 15-29enni che si trovano in un limbo fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione, raggiunge il 23,1%, con la punta negativa del 36,3% in Sicilia, ed è addirittura il più alto rispetto ai paesi UE (media 13,1%), segnando quasi 10 punti in più rispetto a Spagna (14,1%) e Polonia (13,4%), e più del doppio se si considerano Germania e Francia (9,2%). Il dato in Emilia-Romagna raggiunge, invece, il 15,1%.

Queste sono alcune delle evidenze emerse nel nuovo rapporto “Alla ricerca del tempo perduto - Un’analisi delle disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana” lanciato da Save the Children, l’Organizzazione internazionale da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini in pericolo e per garantire loro un futuro, in vista della riapertura delle scuole per il nuovo anno scolastico.

Entrando ancor più nel merito della realtà territoriale della scuola, il rapporto diffuso oggi prende in considerazione alcuni indicatori “strutturali” su tempi, spazi e servizi educativi, come la presenza di mensa scolastica e tempo pieno, palestra e certificato di agibilità, mettendo in luce la correlazione positiva tra la qualità dell’offerta in termini di strutture e tempo scuola e il livello di apprendimento conseguito da studentesse e studenti.

Le variabili strutturali considerate dal report rappresentano solo alcune delle tante componenti da considerare per rafforzare la strategia di contrasto alla dispersione scolastica. Tuttavia, l’analisi proposta evidenzia quanto un’offerta adeguata di spazi e di tempi educativi possa contribuire efficacemente a ridurre le disuguaglianze educative territoriali. È un vero paradosso che, pur ribadendo l’importanza della “qualità dell’offerta educativa”, i territori dove la povertà minorile è più forte siano in Italia quelli dove la scuola è più povera, privata di tempo pieno, mense e palestre. Proprio dove i bambini, le bambine e gli adolescenti affrontano, con le loro famiglie, le maggiori difficoltà economiche c’è al contrario maggior bisogno di un’offerta educativa più ricca. Il rapporto mette in evidenza, del resto, che quando questa offerta scolastica è potenziata, questa è in grado di fare la differenza, anche nelle province con maggior numero di minori in difficoltà socioeconomica.

“Come è emerso anche dai commenti e suggerimenti di docenti e studenti raccolti e rilanciati nel rapporto, un aspetto cruciale rispetto all’efficacia dei nuovi investimenti sulla scuola è il superamento della logica del bando o del finanziamento a pioggia, in favore di una co-programmazione e co-progettazione tra reti di scuole, comunità e istituzioni locali. Anche a questo scopo, è necessario sostenere i Patti Educativi di Comunità, per favorire la partecipazione e la collaborazione degli attori educativi, culturali e sociali del territorio, istituzioni, terzo settore, settore privato, nella vita di una scuola aperta”, ha concluso Raffaela Milano.

Focus: la distribuzione ineguale nell’offerta di spazi e servizi

Il rapporto diffuso dedica un’analisi dettagliata alle disparità nella distribuzione territoriale dell’offerta di tempi, servizi e spazi adeguati, come mensa scolastica, tempo pieno, palestra e agibilità degli edifici, che penalizzano, molto spesso, proprio le province, in particolare del sud, dove si concentrano maggiormente i minori più svantaggiati dal punto di vista socio economico.

Solo nelle province del Centro e Nord Italia, ad esempio, il 50% almeno delle scuole primarie è provvisto della mensa scolastica, fondamentale per assicurare il tempo pieno, ma preziosa anche per garantire a tutti in bambini, soprattutto quelli in povertà assoluta, un’alimentazione corretta per lo sviluppo psico-fisico e uno spazio importante di socialità e relazione. Ravenna spicca tra le province emiliane con il 76,7% delle scuole primarie dotate di mensa, seguita da Ferrara (66,7%), Piacenza (65,9%), Bologna (63,9%), Parma (63,4%), Modena (52,1%), Forlì-Cesena (51,3%), Reggio Emilia (26,4%) e Rimini (27,9%). Le punte maggiori, con oltre l’80%, si registrano in particolare nelle province toscane di Prato, Firenze, Lucca, Pistoia, ad Aosta e Torino, mentre le province di Ragusa, Agrigento, Catania, registrano percentuali inferiori al 10%, e Napoli e Palermo, dove più di 1 studente su 4 proviene da famiglie appartenenti al quintile socioeconomico più basso, sono addirittura sotto al 6%. Nel caso della scuola secondaria di I grado, le percentuali di quelle dotate di mensa sono in generale più basse, ma sono ancora le province toscane e del Nord Ovest a garantire maggiore copertura.

Il tempo pieno, che è uno strumento essenziale per combattere la dispersione scolastica e promuovere l’apprendimento, in particolare nei contesti svantaggiati dal punto di vista economico, è una realtà per ben più del 50% degli alunni della scuola primaria in quasi tutte le province del Centro e del Nord, una platea superiore alla media nazionale che è di circa 4 alunni su 10. Spiccano in positivo, con percentuali sopra al 60%, Roma, Firenze, Prato, Bologna (64,2%), Modena (76,4%), Imperia e Torino, con le punte di Milano, Lodi e Monza Brianza che si attestano dall’80% in su. A segnare una contraddizione in termini di equità, va notato, ad esempio, che in tutte queste 10 province la percentuale di alunni svantaggiati dal punto di vista socioeconomico è nettamente inferiore al 20%, mentre nelle province di Trapani, Catania, Siracusa, Ragusa e  Palermo in Sicilia, oltre a Campobasso e Isernia, dove l’accesso al tempo pieno nella scuola primaria è inferiore al 10%, la percentuale alunni nel quintile più basso raggiunge il 25% circa. Le restanti province emiliano-romagnole, invece, non superano il 57%: Ferrara 33,2%, Forlì-Cesena 29,5%, Parma 50,5%, Piacenza 56,6%, Ravenna 56,9%, Reggio Emilia 39,1% e Rimini 26,5%.

Se a livello nazionale la metà circa delle scuole primarie e secondarie di I grado hanno la palestra, un altro spazio fondamentale per la qualità dell’apprendimento e dello sviluppo psico-fisico, dal rapporto emerge che solo le province del Centro e del Nord eguagliano o superano la percentuale del 50%, con punte oltre al 60% nella primaria e al 70% nella secondaria di primo grado nelle province di Prato, Firenze, Grosseto, Savona, Venezia, Imperia e Livorno. La situazione in Emilia-Romagna invece vede per quanto riguarda le scuole primarie Bologna al 42,7% e Reggio Emilia al 12,9%, passando per Ferrara al 23,3%, Forlì-Cesena al 13,7%, Modena al 24,5%, Parma al 39,3%, Piacenza al 14,8%, Ravenna al 36% e Rimini al 18,6%.  Nella maggior parte delle province della Calabria e della Sicilia, invece, dove più alta è la percentuale di studenti con livello socio-economico basso, la copertura delle palestre nella scuola primaria è tra le più basse del paese (10% circa), mentre si segnala l’eccellenza della Puglia, con la provincia di Barletta-Andria-Trani che si attesta all’81,5%, la concentrazione più alta in Italia di scuole con palestra, seguite dalle province di Abruzzo, Campania e Sardegna coperte da questo servizio in percentuali simili a quelle del nord del paese.

La campagna social con Tik Tok e content factory Mambo

Save The Children ha lanciato una campagna insieme a TikTok e la content factory Mambo. Grazie alla collaborazione con 4 creator – due insegnanti (Matteo Nesti e Sara Bucefalo) e due studenti (Alessandro Romano e Diego Fusina) - l’Organizzazione intende sensibilizzare la community sull’importanza di credere nella scuola e nel ruolo fondamentale che essa ha nella vita di bambini e adolescenti.

L’Organizzazione è impegnata dal 2012 in prima linea nel mondo della scuola in Italia con Fuoriclasse, un progetto integrato di contrasto alla dispersione scolastica che, attraverso un modello di intervento sottoposto a valutazione di impatto grazie alla collaborazione con la Fondazione Agnelli, ha già coinvolto attivamente 4.000 studenti, 1.200 docenti e 2.500 genitori. Il progetto interviene con attività a supporto della motivazione e dell’apprendimento, al fine di garantire la piena attuazione del diritto all’istruzione, come sancito nella Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e agisce in maniera preventiva con interventi educativi sia in ambito scolastico che extrascolastico. Dal 2017, Save the Children ha promosso la nascita della rete Fuoriclasse in Movimento, una rete di oltre 200 scuole in tutta Italia, unite per favorire il benessere scolastico degli studenti e garantire il diritto all’istruzione di qualità per tutti, con l’ambizione di contribuire, partendo dall’esperienza concreta del progetto Fuoriclasse, al rinnovamento di metodologie e strumenti con cui si affronta il fenomeno della dispersione scolastica in Italia. Il Movimento Fuoriclasse è caratterizzato a livello trasversale dall’attività del Consiglio Fuoriclasse, percorso di partecipazione gestito da rappresentanze di docenti e studenti, volto a individuare soluzioni condivise e a concretizzare un’azione di cambiamento stabile nella scuola su quattro ambiti: spazi scolastici, didattica, relazioni tra pari e con gli adulti, collaborazione con il territorio. Fino ad oggi, il Movimento ha coinvolto circa 60.000 studenti e 5.000 docenti.

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