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Disse "mare di merda" sui social, arriva il decreto di condanna per diffamazione nei confronti di Rimini

A renderla nota è il sindaco Andrea Gnassi con un post su Facebook: "Voglio ringraziare pubblicamente la presidente dell’AIA, Patrizia Rinaldis, e l’avvocato Maurizio Ghinelli per avere portato avanti le ragioni della città"

Vietato offendere il mare di Rimini. E' la conclusione che si trae dalla singolare sentenza emessa dal Tribunale di Rimini. A renderla nota è il sindaco Andrea Gnassi con un post su Facebook in cui ricorda che "arriva anche la notizia che il Tribunale di Rimini ha emesso un decreto penale di condanna per diffamazione nei confronti di una persona che sui social aveva scritto ‘Rimini ha un mare di merda’. Una sentenza da rimarcare perché tutela la comunità riminese, i suoi operatori turistici, l’amministrazione comunale, che sul risanamento ambientale hanno investito e stanno investendo come nessun altro nel Paese. Quindi, adesso, giù il cappello e rispettate il nostro mare".

Per Gnassi "accadono fatti, apparentemente secondari, che però indicano snodi e punti di svolta importanti. E’ accaduto, ad esempio, nei giorni scorsi quando il Parco del Mare di Rimini si è aggiudicato il premio di miglior progetto green in Italia, doppiando l’analogo successo dello scorso anno sul Piano di Salvaguardia della Balneazione e facendo sponda con i riconoscimenti internazionali per il Galli, per il Fulgor, per il Part. Testimoniano la traiettoria complessiva che ha preso la nostra città, al di là di progetti spot o estemporanei. Ora con il PSBO e con il Parco del mare si valorizza e si difende la nostra risorse naturale primaria, e non con altre proposte che non c’entrano nulla con le nostre spiagge e quei luoghi straordinari". 

E conclude Gnassi: "Voglio ringraziare pubblicamente la presidente dell’AIA, Patrizia Rinaldis, e l’avvocato Maurizio Ghinelli per avere portato avanti le ragioni della città e della categoria di fronte a frasi false e offensive, ottenendo una vittoria che rappresenta anche legalmente uno spartiacque, quasi configurandosi come una sorta di class action".

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