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Al via domenica 15 dicembre il Congresso Provinciale della Confartigianato

Saranno eletti il presidente e i vertici per il prossimo quadriennio dell'associazione che riunisce oltre 4mila imprenditori riminesi. "Rappresentiamo l'ultimo baluardo di un Paese che vuole crescere, nonostante i guasti procurati dalla politica".

Domenica 15 dicembre si svolgerà il X Congresso Provinciale della Confartigianato di Rimini, nel corso del quale è convocato in Assemblea il Consiglio Generale dell’Associazione, eletto in queste settimane in esito alle assemblee territoriali, delle singole categorie, dei comitati ‘giovani’, ‘pensionati’ e ‘donne’. Il congresso è convocato presso l’hotel La Perla di Rimini (Viale Vespucci, 11). La Confartigianato di Rimini da 67 anni rappresenta gli interessi della piccola e media impresa, associa oltre quattromila imprenditori e svolge la sua funzione in totale autonomia dalla politica, nell’esclusivo interesse di tutelare il valore del lavoro e di promuovere la cultura d’impresa.

 “La Confartigianatodice il segretario Mauro Gardenghi - nel tempo ha superato la connotazione di associazione degli artigiani. Pur rimanendo l'artigianato il cuore storico dell'organizzazione, almeno da una decina di anni  siamo un'associazione di imprese, micro, piccole e medie di tutti i settori nevralgici. Rappresentiamo quel mondo economico, sociale e culturale che, unitamente all'agricoltura ed all'esercizio delle professioni, rappresenta il ceto medio produttivo, oggi la risorsa più importante in un Paese che voglia ritrovare la crescita, lo sviluppo e l'essenza della stessa nostra democrazia economica e politica”. Rappresentiamo con orgogliocontinua il presidente uscente Giorgio Lucchi - i valori fondamentali della cultura del lavoro, dell'intrapresa, della responsabilità, della solidarietà sociale e della stessa democrazia economica e politica dell'intero paese. Noi siamo quelli che si riconoscono nella genialità creativa, tradizionale ed innovativa, nel coraggioso e generoso confronto con la logica di un mercato sempre più dominato da logiche cinicamente oligopoliste ed economiciste. Noi siamo quelli che, pur piccoli, ed una volta, anche “belli”, continuiamo a resistere alle truffe della cosiddetta “finanza creativa”. Siamo quelli che si impegnano per creare ancora occasioni di lavoro, anche quando sarebbe meglio, ed anche più conveniente, mollare tutto”.

Gli interventi non mancheranno di sottolineare la spaventosa crisi che, unita all’immobilismo colpevole della politica nazionale e locale, avvitata su se stessa ed autoreferenziale, sta demolendo il ceto medio produttivo, mortificando i valori del lavoro e della cultura d’impresa che hanno consentito sviluppo e benessere. Oggi tutto quanto ottenuto in decenni di sacrifici è seriamente compromesso: le aziende chiudono, il lavoro si disperde, ai giovani viene rubato il futuro. E nonostante ciò, la politica continua a produrre solo sterili proclami, ciclicamente rispolverati, nel pieno disinteresse del disastro procurato alla società civile.

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