Tra i nuovi sacerdoti della Fraternità San Carlo anche un giovane di Cattolica

Don Stefano, 34 anni, dopo l’ordinazione sacerdotale tornerà a Reggio Emilia, città dove ha trascorso l’anno di diaconato e dove collabora con il vescovo Camisasca.

Nel trentennale della fondazione, la Fraternità san Carlo festeggia con l’ordinazione di dodici suoi membri: sabato, alle 15.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla e fondatore della Fraternità, ordinerà dieci sacerdoti e due diaconi.  Tra i nuovi sacerdoti c’è don Stefano Tenti, originario di Cattolica. Don Stefano, 34 anni, dopo l’ordinazione sacerdotale tornerà a Reggio Emilia, città dove ha trascorso l’anno di diaconato e dove collabora con il vescovo Camisasca. 

Don Stefano Tenti racconta così la sua storia: "La mia storia è un fiume di volti, drammi, poesie, amori, serate passate in spiaggia a cantare, desideri, tradimenti, grazia. Nel tempo ho percepito dietro a tutto questo l’eco di una voce più profonda, discreta e potente, che legava tra loro anche i fatti più misteriosi e dolorosi, che fremeva per raggiungermi, per raccontarmi quanto fossi prezioso ai suoi occhi, per conquistarmi.  Non ho mai pensato di diventare sacerdote, sebbene abbia respirato la fede e il Movimento fin da piccolo, in casa. Ho sempre desiderato una vita grande: un bel lavoro, e una bella famiglia. Così, dopo la laurea in Ingegneria, ho iniziato a girare per l’Italia come consulente, mentre cominciavo a tracciare un futuro più definitivo assieme a una ragazza con cui stavo dagli anni dell’università. Nel giro di poco tempo, però, i miei progetti si sono sbriciolati. Il rapporto con la mia ragazza è finito in modo brusco. Il lavoro, che offriva tante soddisfazioni e chiedeva tacitamente di consacrargli la vita, non manteneva le sue promesse. «Stefano, ora hai davanti una sfida. Appena esci da questa porta, puoi cercare un’altra donna con cui fare famiglia. Sei libero di farlo, ma renderai nuovamente infelice te e lei. Devi scoprire se è vero che Dio può riempire il tuo cuore, che solo chi ti ha creato può essere il sovrano della tua anima». Un prete di Bologna conosciuto all’università mi ha scagliato addosso queste parole. All’inizio sono state dei macigni ma non avevo altro a cui aggrapparmi. Nel tempo, si sono rivelate i fondamenti per una rinascita".

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Continua nel racconto: "Mi sono trasferito a Milano. Ho cambiato lavoro. Ho iniziato a frequentare un gruppo di giovani lavoratori del Movimento. Le parole di quel prete di Bologna hanno continuato a lavorare in me: chiedevo a Cristo che mi raggiungesse con un abbraccio più concreto di quello di una donna, che mi concedesse uno squarcio di luce sulla mia vita. E lui mi mostrava che era in grado di portare al centro del mio cuore persone fino a poco prima sconosciute, creando legami in cui s’intravede l’eternità.  Silenziosamente la mia vita ha iniziato a germogliare. Avevo nuove difficoltà sul lavoro a causa della crisi economica appena scoppiata, non avevo una ragazza e tante ferite erano ancora vive, eppure mi sono trovato a dire a un amico: «Anche se potessi tornare indietro, non baratterei la mia vita con nient’altro». Così, in un’ardua lotta con Dio, ho accettato di riconsegnargli il mazzo delle carte per vedere quale gioco aveva pensato per me.  Nel frattempo, Milano era diventata una casa, le amicizie erano esplose, le preferenze affettive rinate. Una nuova pienezza di vita mi stava inondando. Era dunque il momento di decidere. «Mi ami tu, ora, più di tutto ciò?». È la domanda che mi sono sentito rivolgere, la domanda di un amante geloso, che non accetta concorrenti, che non si accontenta di meno che della vita. Mi sono lasciato attendere, mi sono fatto desiderare e alla fine ho dovuto cedere. È stata una lotta impari: chi potrebbe resistere al fascino divino? Dal momento di quel sospirato e tremante sì, Dio mi sta conducendo verso orizzonti di una bellezza e di un’intimità inaspettata, che i miei poveri progetti non avrebbero mai potuto nemmeno farmi sfiorare".

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