“Ei fu... siccome immobile”: anche Cia Rimini alla protesta di giovedì a Bologna

Gli agricoltori riminesi nella delegazione di oltre 500 operatori in rappresentanza di Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Marche e Piemonte

Ci saranno anche gli agricoltori riminesi nella delegazione di oltre 500 operatori che giovedì manifesteranno a Bologna per chiedere al Governo e all’Unione europea di dare risposte a vecchie e irrisolte problematiche. Non a caso la protesta è intitolata “Ei fu… siccome immobile”: nel capoluogo emiliano, così come a Roma e a Catanzaro, le associazioni agricole Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura e Copagri solleciteranno una svolta contro un’asfissiante burocrazia, un’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) inefficiente che genera lunghi ritardi nei pagamenti e costi di produzione insostenibili, prezzi dei prodotti agricoli in caduta libera. Per non dimenticare le incognite dell’embargo russo e le vendite sottocosto, gli investimenti bloccati e le innovazioni tecnologiche al palo, la necessità di una reale tutela del made in Italy, la cementificazione del suolo, l’abbandono delle aree rurali e il crescente problema dei danni alle colture provocati dalla fauna selvatica. Nella mattina del 5 maggio in piazza della Costituzione a Bologna gli agricoltori riminesi faranno parte della rappresentanza dell'Emilia-Romagna accanto ai colleghi di Lombardia, Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Marche e Piemonte.

"Oggi come 13 anni fa – sostengono Cia, Confagricoltura e Copagri - nonostante le enunciazioni di semplificazione, per una pratica di subentro l’azienda agricola deve produrre una quantità di carta superiore ai 20 chilogrammi e un agricoltore per pagarsi un biglietto del cinema deve vendere 30 chili di melanzane”. Ogni azienda agricola produce in media 40 chili di carte ogni anno per adempiere agli obblighi burocratici, mentre per una sola pratica di presentazione dei Programmi di sviluppo rurale si stampano oltre 2 chili di carta. Documenti vari la cui elaborazione impegna circa 100 giornate lavorative di un profilo amministrativo. Tutto ciò si traduce in costi altissimi per il settore primario, superiori ai 4 miliardi di euro l’anno, che vanno a sommarsi a quelli produttivi per l’attività ordinaria (i più alti d’Europa), mettendo continuamente a rischio default le aziende agricole italiane. La situazione è ormai insostenibile, aggravata anche dai ritardi nei pagamenti relativi alla Pac 2015 e si innesta anche in una fase dove i prezzi all’origine delle produzioni agricole nazionali stanno registrando i minimi storici, con il latte venduto intorno ai 30 centesimi al litro e le arance a 18 centesimi al kg.

“Abbiamo apprezzato l’attenzione della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome al problema degli aiuti Pac – affermano le associazioni agricole -. La manifestazione di Bologna, coinvolgendo le regioni del Nord Italia, darà un supporto alla mobilitazione nazionale manifestando le criticità delle maggiori filiere agroalimentari e delle imprese che hanno innovato ed investito e che hanno la necessità di ricercare, in accordo con le Regioni, nuove modalità di funzionamento di governo delle attività centralizzate. Rimarcando le positive esperienze di concertazione e sussidiarietà in corso con le diverse Regioni e gli organismi pagatori, evidenziamo la necessità di un'azione urgente tesa a recuperare la necessaria efficienza operativa di Agea che nel resto del Paese provoca ritardi inaccettabili nei pagamenti e incide anche sui tempi di erogazione da parte degli organismi pagatori regionali".

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