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Cronaca

Elettricità aumentata del 300%, i ristoratori: "Appenderemo le bollette in vetrina"

Callà (Fipe): "Ecco perchè dobbiamo aumentare i prezzi, il rischio è che il prossimo lockdown per le nostre imprese non sia per decreto ma per necessità. Senza interventi statali o si aumentano i listini, o si chiude”

L'impennata dei costi energetici sta mettendo in crisi anche il mondo della ristorazione che, già in difficoltà per l'aumento delle materie prima, ora defe affrontare l'ennesimo rincaro. “L’impennata costante dei costi energetici si sta abbattendo sulle imprese e va ad aggiungersi agli aumenti di tutte le materie prime - spiega il presidente di FIPE-Confcommercio della provincia di Rimini, Gaetano Callà - mettendo a rischio la prosecuzione delle attività dei pubblici esercizi. I costi nel giro di un anno sono triplicati e ci sono chiare prospettive di un ulteriore peggioramento con conseguenze gravissime per il tessuto economico e sociale del nostro Paese. 
Come pubblici esercizi stiamo vivendo sulla nostra pelle questi rincari esponenziali. Da mesi ormai lanciamo il nostro grido d’allarme, ma le decisioni prese fin qui dalle istituzioni non stanno portando i risultati sperati sul piano concreto. Il rischio chiusura per molte piccole imprese è dietro l’angolo e ancora più tangibile è il rischio che bar, ristoranti, pub per fare fronte agli aumenti delle bollette debbano aggiustare al rialzo i listini. Una situazione che sta costringendo a dover scegliere tra gli aumenti dei listini, finora assai modesti e la sospensione dell’attività in attesa di un intervento risolutivo da parte del governo. Vediamo ogni giorno quanto le spese di gestione gravino sull’attività e così come FIPE-Confcommercio invitiamo i pubblici esercizi anche sul nostro territorio a mettere le “Bollette in Vetrina”, un’iniziativa con l’obiettivo di informare i cittadini sulla situazione di difficoltà che le nostre imprese continuano a vivere dopo oltre due anni di misure restrittive dovute alla pandemia".

"Sarà una grande operazione di trasparenza - prosegue Callà - per mostrare in quale situazione drammatica le imprese sono costrette ad operare e perché è tangibile il rischio che tra poco un caffè, un aperitivo o una pietanza potrebbero costare di più. Nei prossimi giorni i gestori dei pubblici esercizi di Fipe-Confcommercio riceveranno una cornice da appendere nei propri locali le bollette “monstre”, triplicate rispetto a un anno fa. Con aumenti dei costi dell’energia del 300% si lavora con una pistola puntata alla tempia e il rischio è che il prossimo lockdown per le nostre imprese non sia per decreto, ma per necessità. Se il governo non interviene o si agisce sui listini o si sospende l’attività. Non chiediamo rimborsi, ma che ci sia un credito d'imposta sugli aumenti energetici e che ci sia un tetto al costo dell'energia, altrimenti non è possibile lavorare. Un credito di imposta del 15% per l’energia elettrica non è assolutamente adeguato agli extra costi che le imprese stanno sostenendo. Serve di più e bisogna fare presto, altrimenti si rischia di innescare una spirale di inflazione destinata a gelare i consumi. Al momento in Italia l’aumento del prezzo della ristorazione è assolutamente sotto inflazione: in Europa siamo quelli che hanno aumentato meno i prezzi, erodendo così i margini e in alcuni casi lavorando sotto costo. Fare lo scaricabarile dei costi è proprio quello che nessuno di noi vorrebbe fare, ma andando avanti di questo passo sarà inevitabile”.
 

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