Emergenza neve, gli agricoltori chiedono misure urgenti alle istituzioni

Coldiretti, Confagricoltura e Cia Rimini, attraverso i presidenti Giuseppe Salvioli, Franco Paesani e Valter Bezzi, hanno preso carta e penna per chiedere aiuto alle istituzioni per fronteggiare l'emergenza neve

Coldiretti, Confagricoltura e Cia Rimini, attraverso i presidenti Giuseppe Salvioli, Franco Paesani e Valter Bezzi, hanno preso carta e penna per scrivere una lettera al presidente della Regione, Vasco Errani, all'assessore Agricoltura della Regione, Tiberio Rabboni , al presidente della Provincia, Stefano Vitali, all'assessore Agricoltura della Provincia, Juri Magirni, al presidente della Comunità Montana Alta Valmarecchia Mario Fortini e al presidete dell'Unione dei Comuni della Valle del Marecchia, Franco Antonini, per chiedere misure urgenti per il ripristino delle attività agricole nelle zone colpite dall’emergenza neve.

Coldiretti, Conagricoltura e Cia Rimini “segnalano la grave situazione di molte aziende agricole del territorio provinciale riminese ed esprimano una grande preoccupazione per le ripercussioni economiche (danni alle strutture e alle produzioni) sul settore primario generate dalle  forti nevicate  che si sono verificate in tutto il territorio provinciale, a partire dal 31 gennaio u.s. e che hanno assunto carattere di eccezionalità sia per durata che per quantità, in particolare nei territori collinari e montani. Difatti, mentre in pianura si sono registrate nevicate relativamente contenute, pari a circa 40-50 cm, in collina ed in montagna le precipitazioni nevose sono risultate molto superiori, quasi ovunque al di sopra dei 100 cm, con punte di oltre 300 cm di neve registrate in particolare  nei comuni svantaggiati dell’Alta Valmarecchia, accompagnate da forti raffiche di vento. Alle precipitazioni nevose si sono associate, quasi sempre, temperature piuttosto rigide, al di sotto di 0°C per diverse giornate, con minime che hanno raggiunto i -15°C”.

Le organizzazioni sottolineano che “si sono verificati  ingenti danni, già per 20 milioni di euro, segnalati dalle aziende agricole alla Provincia di Rimini, alla Comunità Montana dell’Alta Valmarecchia e all’Unione dei Comuni della Valle del Valmarecchia, evidenziano che le aziende zootecniche sono state le piu’ danneggiate con crolli delle strutture (stalle, capannoni, fienili ), danni alle scorte, attrezzature e macchinari, animali morti, blocco della produzione  ( mancata consegna di  migliaia di litri di latte andato gettato per l’impossibilità di trasportarlo fuori dalle aziende nonché il fenomeno degli aborti che sta interessando greggi e mandrie) e chiedono misure urgenti per poter premettere da subito il ripristino delle attività imprenditoriali, altamente compromesse”.

Per questo motivo hanno chiesto “linee di finanziamento agevolato con accesso semplificato, attraverso lo strumento di Agrifidi Uno, per prestiti di conduzione a 12 mesi; per mutui attraverso il rifinanziamento della Legge Regionale n. 43, finalizzati alla ristrutturazione ed al rifacimento delle strutture, con abbattimento dei tassi ed operazioni di moratoria per le crisi (estendere alle Banche la possibilità dell’applicazione dell’accordo emanato dal Ministero dell’economia nel 2011), con concorso degli Istituti di credito nella determinazione del tasso di interesse da operare per contenere al massimo costo del denaro.  Al riguardo si richiedono risorse dedicate aggiuntive da parte della Regione e la convocazione di un Tavolo di confronto Regione-Provincia-Associazioni agricole provinciali-Agrifidi Uno e Banche locali, per la determinazione degli interventi finanziari da attuare con le risorse a disposizione”.

Come secondo punto “la revisione del PRSR Emilia-Romagna con l’attivazione Misura 126 (Ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e introduzione di adeguate misure di prevenzione). Il regolamento 1698/2005, all'art. 20 par. b), lettera IV, prevede la possibilità di attivare la misura per ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e per l’introduzione di adeguate misure di prevenzione. L'importo massimo degli aiuti si trova in un altro regolamento, CE 1857/2006, che all'art. 11 recita “La compensazione dei danni ai fabbricati ed alle attrezzature delle aziende agricole causati dalle avversità atmosferiche assimilabili alle calamità naturali, non deve superare un'intensità lorda degli aiuti dell'80 % e del 90 %, nelle zone svantaggiate o nelle zone di cui all'articolo 36, lettera a), punti i), ii) e iii), del regolamento (CE) n. 1698/2005, designate dagli Stati membri in conformità degli articoli 50 e 94 dello stesso regolamento”. La Misura 126, che può essere attivata chiedendo la revisione del PRSR  (la revisione in deroga finchè c’è necessità è quanto mai giustificata in presenza di una siffatta e grave calamità naturale), sull'entità massima degli aiuti (per le strutture e la ricostituzione delle scorte vive, cioè gli animali), può rappresentare un intervento significativo, con risorse ad esso dedicate da stornare da altre misure quali economia e/o overbooking. Al riguardo è importante sostenere l’azione di attivazione della misura 126 e la destinazione di risorse congrue a coprire il ripristino delle strutture: prioritariamente  stalle , fienili, capannoni, serre, viabilità rurale e frane; pertanto, va approntata celermente la revisione del PRSR per accelerare i termini e le procedure”.

Come terzo “la delimitazione del territorio per interventi compensativi per favorire la ripresa dell’attività produttiva ai sensi dell’art. 5, comma 3, del Decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102 e succ. mod. e int.”. Inoltre sono è stata chiesta la “concessione di sgravi previdenziali e fiscali, da richiedere all’Agenzia del Territorio, Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL (in deroga all’art. 5, comma 2, per l’eccezionalità della calamità  che ha registrato danni alle strutture)” e “agevolazioni per il corretto smaltimento dell’amianto (coperture in eternit). La situazione resta comunque difficile perché ancora si registrano crolli nelle zone interne del Montefeltro ed Alta provincia di Rimini e la conta dei danni è destinata a salire”.
 

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