Emergenza sanitaria e lavoro: "Allargare le misure del Cura Italia anche per i lavoratori dello spettacolo"

La consigliera regionale Nadia Rossi (Pd): "Lo stesso territorio riminese vive in prima linea questo problema essendo vocato al tempo libero e all'intrattenimento"

“Allestiscono palchi e spettacoli, si esibiscono per il pubblico, riprendono, raccontano, organizzano tour ed eventi musicali o teatrali, show dal vivo e se erano precari prima dell’emergenza, dopo il lockdown denunciano di essere doppiamente colpiti. I lavoratori dello spettacolo, infatti, come quasi ogni categoria sono in sofferenza, ma molti di loro scontano l’aggravante di avere contratti di lavoro intermittenti, data la peculiare natura delle loro professioni” a dirlo è la consigliera regionale riminese Nadia Rossi, che ha sottoscritto una risoluzione a sostegno di questa categoria.

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Nel documento si richiama il fatto che i lavoratori dello spettacolo hanno sempre versato i contributi per il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), ma si trovano oggi esclusi dalla maggior parte delle misure di sostegno previste dal decreto “Cura Italia”. Solo alcuni di loro infatti hanno accesso al contributo di 600€ erogato da Inps, ovvero coloro che non erano scritturati e quindi non avevano un contratto in essere alla data del 17 marzo. I dipendenti assunti al 23 febbraio poi non possono essere licenziati, quindi non hanno nemmeno diritto alla NASPI. Dei lavoratori intermittenti dello spettacolo, inoltre, di coloro che sono stati posti in quarantena o hanno contratto il Covid, solo chi aveva registrato 100 giorni di lavoro dal 1 gennaio 2019 ha potuto vedere riconosciuta l’indennità di malattia. Un numero davvero esiguo.
“Per questo insieme ad altri colleghi PD in Regione abbiamo ritenuto doveroso dare risposte a questi lavoratori, per allargare anche a loro le misure di sostegno previste dal Cura Italia ad altre categorie – spiega Rossi – L’Emilia-Romagna è una delle regioni d’Italia che vanta il maggior numero di teatri e luoghi adibiti al pubblico spettacolo, così come di piccole compagnie di teatro che animano la scena culturale. Lo stesso territorio riminese vive in prima linea questo problema essendo vocato al tempo libero e all'intrattenimento. Come più volte ho ribadito non devono esserci lavoratori di serie A e altri di serie B, e chi opera in questo settore va tutelato. Parliamo di compagnie di artisti, tecnici, professionisti nell’intrattenimento, operatori con molteplici professionalità e che per fare quello che fanno ci mettono tanta passione e dedizione. Sono stati i primi ad essere bloccati dall'emergenza sanitaria e sappiamo che ancora si dovrà attendere perché il loro settore riparta. Il loro lavoro è prezioso ed è indispensabile per la crescita del nostro Paese”.

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