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Sicurezza, in Emilia-Romagna furti in casa in aumento del 6%

Calano in Emilia-Romagna sia i reati contro le persone sia quelli contro la proprietà, con l’unica eccezione dei furti in appartamento che in controtendenza sono cresciuti quasi del 6% tra il 2009 e 2010

Calano in Emilia-Romagna sia i reati contro le persone sia quelli contro la proprietà, con l’unica eccezione dei furti in appartamento che in controtendenza sono cresciuti quasi del 6% tra il 2009 e 2010. Sono questi alcuni dei risultati tra i molti contenuti nel XIV rapporto sulle “Politiche e problemi della sicurezza in Emilia-Romagna” che sarà presentato in Regione lunedì nell’ambito di un convegno dedicato a “Reati, vittime e percezione della sicurezza”.

La prima parte dei lavori, aperti dalla vice presidente e assessore alle Politiche per la sicurezza Simonetta Saliera, presenterà il quadro della situazione della sicurezza dei cittadini mentre nel pomeriggio il convegno si concentrerà sul tema delle vittime, con la presentazione dei risultati di una ricerca sui centri di assistenza e supporto a chi ha subito un reato, i cui risultati saranno discussi in una tavola rotonda con i rappresentati di enti e associazioni che lavorano nei servizi di assistenza alle vittime in Emilia-Romagna.

“In questi anni la Regione Emilia-Romagna si è molto impegnata per migliorare la sicurezza dei cittadini finanziando progetti messi in campo dagli enti locali e dalle associazioni e destinati ad azioni preventive o a interventi di contrasto del degrado attraverso la riqualificazione di spazi pubblici”, sottolinea Saliera.

“Solo nel biennio 2011-2012 abbiamo investito oltre 5 milioni di euro”, aggiunge ricordando anche che “la Regione dallo scorso anno ha previsto interventi anche sul versante di quella criminalità che più sfugge alle statistiche ma che insidia in primis le imprese che operano sul territorio: ci riferiamo a quella criminalità che utilizza comportamenti mafiosi e che è oggetto di interventi sul versante della prevenzione, attraverso i progetti finanziati nell’ambito della legge regionale 3/2011”.

Attualmente, conclude Saliera, “sono attive 38 iniziative per la sicurezza urbana e la Polizia locale a cui vanno aggiunti i 29 interventi in attuazione della legge 3. Tutti questi interventi, realizzati insieme agli Enti locali, prevedono anche attività a cui la Regione partecipa direttamente, non solo con il contributo finanziario, ma anche con competenze tecniche e di progettazione. Infine, altri 8 progetti per ulteriori 148.000 euro sono stati approvati proprio in questi primi mesi del 2012”.

L’andamento dei reati - Per quanto riguarda l’andamento dei reati, dal rapporto emerge che tra il 2009 e il 2010 (ultimo anno di cui sono disponibili i dati utilizzati e provenienti dal ministero dell’Interno) le rapine sono diminuite dell’11% mentre i furti sono in calo del 4%. Si tratta di una tendenza costante nel triennio 2007-2010 e che riguarda reati che annualmente toccano circa un 10% dei cittadini, in linea con i dati delle regioni più ricche del Paese.

Il quadro delle rapine (che comprende quelle in esercizi commerciali, banche, appartamenti o a persone) è univoco sul versante dei cali e arriva a un -26% per quelle commesse contro le banche (scese così a 119 su base regionale nel 2010 dalle 252 del 2008) e al -13,5% per quelle commesse ai danni di una persona (756 il numero totale nel 2010 e le 1.005 del 2008).

Più variegato, invece, il quadro che presentano i furti. Prosegue, infatti, ancora il calo di quelli di auto (-5%), motocicli (-18%) e ciclomotori (-12%), così come i borseggi (-6%), gli scippi (-1%) e i furti dalle auto in sosta (-4%). Risultano invece stabili, con circa 9.500 denunce in regione, i furti a danno degli esercizi commerciali e in leggera crescita, dopo il calo del 2008, quelli a danno delle abitazioni. Questi ultimi nel 2010 sono stati 14.147 (sul totale di 123.000 furti denunciati in regione); si tratta dell’unico reato che si conferma essere un rischio maggiore nei comuni con meno di 50.000 abitanti.

Tra i “reati violenti” crescono dello 0,7% le violenze sessuali (448 nel 2010, 445 nel 2009) mentre risultano in calo tutti gli altri dati: gli omicidi consumati sono diminuiti del 37,1% (22 quelli commessi nel 2010), quelli tentati del 18,3% (67), le lesioni dolose del 4,6% (5.282), le percosse del 4,3% (1.322).

Le vittime - Per quanto riguarda le caratteristiche delle vittime di reato, il rapporto conferma che la criminalità predatoria in Emilia-Romagna, come in Italia, colpisce in particolare il ceto medio e la borghesia e i soggetti con un livello di istruzione medio-alto (soprattutto i laureati). In particolare, è la categoria dei giovani maschi tra i 14 e i 30 anni ad essere fra le più colpite da fenomeni criminali, soprattutto da furti di oggetti, aggressioni e rapine. Le donne, invece, subiscono maggiormente borseggi e scippi, soprattutto nei luoghi di mercato e, spesso, anche sui mezzi di trasporto pubblico. I fenomeni di criminalità predatoria, inoltre, sono più diffusi nei comuni medio-grandi. Il confronto temporale dei dati sulle vittime, infine, registra che i gruppi sociali più a rischio di subire un reato non sono cambiati nel tempo (ad esempio, le donne continuano a subire più borseggi e scippi dei maschi mentre questi ultimi subiscono più aggressioni e rapine delle donne).

La percezione della sicurezza - Il rapporto sulla sicurezza in Emilia-Romagna si occupa anche della percezione della sicurezza da parte dei cittadini. Sulla base di un sondaggio condotto dalla Regione alla fine nel 2010, la percezione della criminalità nella propria zona di residenza è ritenuta ‘molto o abbastanza grave’ dal 20% degli emiliano-romagnoli (il 2% in meno rispetto alla media italiana). Si tratta in prevalenza di donne (57% del totale), di persone residenti in comuni con oltre 50.000 abitanti (59%), con un’età tra i 25 e i 55 anni e con un titolo di studio e una professione medio-alte.

Di cosa si ha più paura? Tra i reati che generano più timore, ci sono i furti in appartamento e i crimini ai danni della persona (aggressioni, violenze, rapine), con la preoccupazione che aumenta tra chi vive in zone che considera più frequentate da persone “estranee” (tossicodipendenti, spacciatori, senza fissa dimora e nomadi). Cosa fanno le persone? Le forme di autotutela sono sostanzialmente legate ad evitare il pericolo: così se il 45% non frequenta luoghi potenzialmente pericolosi e il 32% mette la sicura all’auto, solo il 3% indica come forma autotutela il “portare qualcuno con se”.

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