Il racket delle slot-machine, imprenditore arrestato a Rimini durante la fiera

L'uomo era arrivato in Riviera per partecipare all'Enada in corso alla Fiera, altri quattro in manette

Associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, concorrenza illecita e ricettazione, aggravate dalle finalità mafiose. Cinque arresti da parte dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta insieme alla polizia. L'ordinanza di custodia cautelare estata emessa su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Napoli e, uno dei fermi, è stato eseguito giovedì mattina a Rimini. A finire in manette è stato un imprenditore, Alberto di Cerbo, arrivato in Riviera per partecipare all'Enada, la fiera degli apparecchi da intrattenimento e da gioco, ed è stato trovato in un albergo di Marina Centro.

Secondo le indagini, l'accordo del gruppo era quello di monopolizzare il settore dei videopoker, cassa continua di contanti, in tutto l'Agroaversano. Il patto stipulato tra il clan e Carlo Fontana, gestore di una serie di società del settore delle scommesse, prevedeva, tra le altre cose, che mensilmente ad Attilia Zagaria, moglie di Giovanni Garofalo, fratello di Giuseppe, uomo di fiducia del boss, venissero consegnati tremila euro. La "mesata" alla donna è solo uno dei retroscena del giro illecito messo in piedi dalle cinque persone.

L'operazione, coordinata dal pool Antimafia diretto dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli,  ha portato alla luce un business che riguardava i comuni di Trentola Ducenta, San Marcellino e Casapesenna dove la quasi totalità dei bar e dei locali era obbligata a installare le slot delle società gestite da Carlo Fontana e Alberto Di Cerbo. Per il gip erano "le macchinette" dei Casalesi. Entrambi sono finiti in carcere, con loro la Zagaria e Raffaella D'Aniello, moglie di Giuseppe Garofalo, e il fratello di quest'ultimo, Giovanni. Rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorrenza illecita e ricettazione. Nel corso del blitz sono stati sequestrati beni per un milione di euro. 

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Le indagini svolte da carabinieri e polizia hanno documentato il controllo, da parte di imprenditori e commercianti legati al boss Michele Zagaria, di sale giochi e centri scommesse nonchè l’imposizione e la distribuzione esclusiva delle slot machines in alcuni comuni della provincia di Caserta. Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di circa 1 milione di euro.

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